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Commissario esterno alla maturità, il prof alla prima esperienza

Praticamente è un po' come mandare in nazionale un giocatore che non ha mai fatto neanche le coppe europee. Giovane e forte, sì, ma senza quel bagaglio di esperienza da sfoderare nei momenti più critici. Che cosa significa? Che il prof giovane è fresco di studi e quindi molto preparato dal punto di vista didattico. Anagraficamente parlando ha meno anni rispetto al resto della commissione, sente meno la stanchezza e può tirare avanti i lavori con minore affanno. Però non gli è mai capitato di gestire un blocco emotivo o uno sfogo da ansia, di dover riconoscere uno studente timido da uno apparentemente impreparato. Insomma, è sveglio ma conosce meno il mondo della scuola.

IL PROF AMICO – Giovane e dall’aspetto simpatico, a volte capita anche che voglia apparire più vicino al mondo dei ragazzi di quanto non sia in realtà. Potrebbe avere un approccio confidenziale e scherzoso ma non bisogna dimenticare mai che dovrà comunque esaminare: rispetto e distanza, quindi, non guastano anche perché di fatto non è un amico. O, almeno, non più di quanto non lo sarebbe un prof interno più datato.

IL PROF COMPRENSIVO – Non solo difetti, il prof giovane al suo debutto alla maturità può capire meglio i maturandi di tanti altri commissari esterni. Perché? Perché in fondo anche per lui si tratta di un esame da sostenere e, quindi , da superare: la tensione della maturità, con la paura di sbagliare, c’è anche per loro. Probabilmente la sentono anche i prof di lunga esperienza, figuriamoci i più giovani. La maturità infatti è un banco di prova per tutti e i docenti vogliono superarla al meglio. Senza intoppi né incomprensioni. Per un giovane prof, quindi, la prima volta alla maturità da commissario esterno è comunque una prova da sostenere. Tutti sulla stessa barca.

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