Referendum

Referendum, Romano Prodi: "Sento il dovere di rendere pubblico il mio Sì". Sfida in tv Renzi-Berlusconi

L'ex premier: "Lo faccio nella speranza che questo giovi al rafforzamento della nostre regole democratiche soprattutto attraverso la riforma della legge elettorale"

"Anche se le riforme proposte non hanno certo la profondità e la chiarezza necessarie, tuttavia per la mia storia personale e le possibili conseguenze sull'esterno, sento di dovere rendere pubblico il mio sì, nella speranza che questo giovi al rafforzamento della nostre regole democratiche soprattutto attraverso la riforma della legge elettorale". Lo dice, attraverso una nota, l'ex presidente del Consiglio e fondatore dell'Ulivo Romano Prodi.

"Un sì naturalmente rispettoso nei confronti di chi farà una scelta diversa - prosegue l'ex presidente della Commissione Ue - Dato che nella vita, anche le decisioni più sofferte debbono essere possibilmente accompagnate da un minimo di ironia, mentre scrivo queste righe mi viene in mente mia madre che, quando da bambino cercavo di volere troppo, mi guardava e diceva: 'Romano, ricordati che nella vita è meglio succhiare un osso che un bastone'". "Profonde sono le ragioni che mi hanno fino ad ora consigliato di non rendere esplicito il mio voto sul referendum - ha detto ancora Prodi - Sono ormai molti anni che non prendo posizione su temi riguardanti in modo specifico la politica italiana e, ancora meno, l'ho fatto negli ultimi tempi. Questa scelta mi ha di conseguenza coerentemente tenuto lontano dal prendere posizione in un dibattito che ha, fin dall'inizio, abbandonato il tema fondamentale, ossia una modesta riforma costituzionale, per trasformarsi in una sfida pro o contro il governo".

"Tutti erano per il superamento del bicameralismo, se qualcuno ha cambiato idea è perchè non è coerente a sè stesso. Fatemi dire da qui grazie a Prodi che voterà sì pur non condividendo tutto ma riconoscendo che c'è un esigenza per paese". Così Matteo Renzi, nel comizio ad Ancona, ringrazia il fondatore dell'Ulivo che ha annunciato il voto a favore del referendum.

Sfida in tv Renzi-Berlusconi -"Tanti amici del No sembrano tenuti insieme più dall'odio ad personam che da altro", attacca Matteo Renzi. "Se vince il Sì è meglio andare in un altro Paese, perché verrebbe meno la democrazia", arriva a dire Silvio Berlusconi. Il presidente del Consiglio e il leader di Forza Italia tornano a sfidarsi in tv, ma in un confronto ancora una volta a distanza. L'uno non sa cosa ha affermato l'altro, ma ciascuno sfodera tutte le sue armi se è vero, come spiega il leader Pd, che sono queste le ore decisive per la vittoria al referendum, perché "la stragrande maggioranza degli incerti decide ora". Nel salotto di Porta a Porta, il confronto è a quattro: Renzi e Angelino Alfano per il Sì, Berlusconi e Matteo Salvini per il No. Mezz'ora ciascuno.

Inizia il premier, che sceglie toni pacati, rassicuranti, per stare al merito. In tasca il leader Dem ha l'endorsement, sia pur con critiche, di Romano Prodi: dimostra che "se si aspetta la riforma perfetta, non si fa niente". Tra l'altro, "quelli che fecero cadere Prodi sono tutti schierati per il No: Mastella e Dini nel 2008 e nel 1998 Bertinotti e uno del Pd, non faccio nomi", nota puntuto con riferimento a Massimo D'Alema. "Non fatevi fregare, leggete il quesito", è il messaggio del premier al pubblico di Rai 1. "Il voto non è su di me come quello sull'aborto non era su Pannella", aggiunge. "Gli togliamo il giocattolo", alcuni hanno "paura di provare l'ebbrezza mistica di lavorare", incalza, ribadendo che se perderà non resterà "aggrappato alla poltrona". Ci sarà un rimpasto di governo se vincerà il Sì?, chiede Vespa. "Se vinciamo avremo una grandissima forza per cambiare l'Europa", alza l'asticella il presidente del Consiglio. Mentre Alfano, che non si stanca di ripetere a Renzi di restare anche se perde, spiega di non aver paura di un eventuale rimpasto: "A me tutto può succedere tranne che essere punito per quanto di buono fatto. Senza di noi, l'Italia sarebbe andata a precipizio", afferma il ministro dell'Interno, che invita il comitato del No a non demonizzare il voto all'estero. Dal fronte No Salvini, avversario politico di Alfano, guarda già oltre: "Dopo Renzi non c'è solo Grillo, esporteremo il buon governo lombardo-veneto". Intanto Berlusconi, che si sofferma a ricordare il passato (nel 2013 non è caduto per i sorrisini di Hollande e Merkel, accusa, ma per la "regia dell'allora capo dello Stato"), prova a non farsi sottrarre dal Sì i voti del centrodestra, che Renzi stesso ha detto di considerare determinanti per la vittoria del referendum. E alza i toni: con la riforma, attacca, ci sarà una dittatura e il Pd diventerà "padrone" delle istituzioni. Si spinge poi a ipotizzare la possibilità - una minaccia agitata da alcuni suoi avversari in passato contro di lui - di espatriare, in caso di vittoria del Sì. Infine, il Cavaliere scherza: "Il fac simile di scheda elettorale per il Senato mostrato da Renzi è come 'l'Enrico stai sereno'". E ancora: "Vespa, se vince Grillo le darò un passaggio con il mio aereo e secondo me lo chiederà anche Renzi...speriamo sappia giocare a poker".

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