• La parola della settimana è 'Cambiamento' (di Massimo Sebastiani)

La parola della settimana è 'Cambiamento' (di Massimo Sebastiani)

Redazione ANSA

Cambiare: facile a dirsi ma, come sappiamo tutti – da quelli che hanno provato a smettere di fumare a quelli che dovevano cominciare una dieta - molto più difficile a farsi. Una canzone di qualche anno fa,  'Cambiare' dello sfortunato Alex Baroni,  mette sul piatto il cambiamento forse più difficile di tutti, il più doloroso, che appare come una vera e propria montagna da scalare: quello imposto dalla fine di una relazione e dagli interrogativi che ne seguono e le decisioni e i riadattamenti su cui ci si deve concentrare. E il cambio di passo chiesto e auspicato da Francesco Paolo Figliuolo, generale e comandante logistico dell’esercito italiano nominato commissario straordinario anti-Covid? Apparentemente sembra più semplice perché è un cambiamento quantitativo, come avrebbe detto Aristotele, in cui si tratta di accrescere qualcosa che già c’è, in questo caso il numero giornaliero di vaccinazioni. E il cambiamento che in molti danno per certo alla fine della avventura pandemica? Saremo davvero diversi? E se sì, come? [ ]

Ascolta "La parola della settimana: cambiamento (di Massimo Sebastiani)" su Spreaker.


Che poi, appunto, a pensarci bene il cambiamento non è facile neanche a dirsi. Aristotele, il cui ragionamento sul mutamento è oggi in gran parte da buttare e che viene trattato in parte nei libri della Fisica in parte in quelli della Metafisica – e questo, se ci pensiamo, dice già molto -, arriva buon ultimo a tentare di riordinare idee concetti dopo il sanguinoso derby tra la scuola eleatica, in sostanza Parmenide, e quella eraclitea: secondo uno schema che ha avuto fortuna fino ad un certo punto del XX secolo la prima sostiene che l’essenza stessa delle cose è il mutamento, cosa che possiamo constatare in ogni momento intorno a noi, mentre la seconda ritiene che il mutamento sia pura illusione dei sensi e che in realtà si può e si deve pensare solo ciò che è non anche ciò che non e quindi il cambiamento è escluso. La questione del derby poi si amplia, si approfondisce e attraversa i secoli, dagli atomisti fino a Hegel e Marx e la psicanalisi e oltre, ma vale almeno la pensa ricordare, visto che celebriamo i 700 anni dalla morte di Dante, uno dei più grandi di sempre e di tutte le culture conosciute, che la Divina Commedia, nella sua strepitosa ricchezza, creatività, fantasmagoria di rappresentazioni ma anche nella moltitudine di riferimenti concreti alla vita e alla storia, altro non è che la gigantesca metafora di un cambiamento verso la felicità. Non è l’interpretazione bizzarra di qualche critico post-moderno, lo ha detto a chiare lettere proprio Dante nella lettera a Cangrande della Scala: l’obiettivo della Commedia, scrive Dante, è sottrarre gli esseri umani da una condizione di misera infelicità e condurli ad una condizione di felicità. Vasto programma, lo sappiamo, ma d’altra parte l’impegno si vede, sia dal punto di vista della quantità, come avrebbe forse notato Aristotele, che della qualità, qualunque cosa questo significhi per ognuno di noi.
Il mutamento, la trasformazione, fino a quella più clamorosa, la resurrezione, quindi un cambiamento a ritroso dalla morte alla vita, sono un punto fisso della riflessione, della creatività e perché no delle angosce nella storia degli uomini. Da I Ching, che significa Libro dei mutamenti, in cui i famosi esagrammi, ovvero i segni grafici creati con sei linee, intere lo interrotte, disposte una sopra l’altra rappresentano proprio il cambiamento – e non è un caso che il libro si consulti proprio per interpretare il nostro cambiamento e quello intorno a noi; fino alle varie, e sono tante, derivazioni del coaching, da quello che vuole trasformare gli sportivi in vincenti a quello che vuole renderci lavoratori più performanti o anche solo più soddisfatti.
Certo Dante la mette giù dura ma noi sappiamo che, se è vero che anche una lungo viaggio comincia con un singolo passo, i piccoli cambiamenti, e questo ce lo ricordano oggi i coach di ogni natura, sono quelli da cui cominciare e che produrranno poi gli effetti più duraturi. Prima dei coach ci aveva pensato in realtà David Bowie.

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

Modifica consenso Cookie