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La parola della settimana è confusione (di Massimo Sebastiani)

Cosa c’è di più bello, di più dolce, di più atteso della confusione del Natale?

Redazione ANSA

‘Grande è la confusione sotto il cielo: la situazione è eccellente’: questo è Confucio ed è tornato utile a Mao Tze Dong a proposito della rivoluzione cinese. Diversa è la confusione di cui scrive Giulio Rapetti in arte Mogol nella canzone omonima cantata da Battisti. Qui siamo all’inizio degli anni ’70, una decina di anni dopo Mao, e siamo dalle parti dell’amore libero (almeno per lui), del ti amo ma provo anche altri sentimenti e tu devi lasciarmi libero perché questo significa essere trasparenti’ perché altrimenti ‘se sei figlia della solita illusione resti e fai confusione’. Siamo trasparenti, non facciamo confusione. Anche se, obietterebbe forse lei, qui la confusione la stai facendo tu, con i tuoi sentimenti liberi sovrapponendo all’amore per me altri amori per altre donne. Niente di nuovo: ogni volta che iniziamo a toccare e a far parlare una parola, quello che scopriamo subito è che le parole stanno tutte al confine con qualcos’altro. Significano qualcosa ma richiamano anche qualcos’altro. O almeno possono essere valutate diversamente a seconda del punto di vista che si sceglie. 

 

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Per esempio, cosa c’è di più bello, di più dolce, di più atteso della confusione del Natale? La confusione delle strade invase per la corsa ai regali, delle case letteralmente occupate da famiglie più o meno allargate, del momento un po’ magico un po’ consumistico dello scambio dei doni, delle tavole intorno a cui ci raccogliamo in tanti. Così atteso che, all’idea che tutto questo, o quasi tutto questo, quest’anno ci sia vietato, siamo caduti una profonda depressione. E la confusione ad alcuni sembra anche quella in cui è impigliato chi deve scegliere, decidere e governare questa fase così delicata e complessa dove libertà di gioire, muoversi e festeggiare va temperata dal rispetto di regole essenziali per la salvaguardia della salute e della tenuta di un intero sistema. Si è parlato di confusione di messaggi, di proliferazione di decreti e ordinanze, di confusione tra indirizzi nazionali e locali (scuole aperte in zone rosse e chiuse in zone gialle per esempio). Insomma la confusione sembra essere un altro modo per fotografare un momento che proprio non ci piace, la degna, si fa per dire, fine di un anno orribile.

Eppure, come abbiamo visto, c’è anche chi la confusione la apprezza. A fronte di una Marie Kondo la scrittrice giapponese che ha trasformato in bestseller, Il magico potere del riordino, l’idea che tutto intorno a noi debba essere perfettamente ordinato per poter vivere bene, ci sono milioni di persone che giurano di non poter vivere se non nel caos. ‘Nel disordine io ho il mio ordine’ è la frase d’ordinanza dei disordinati di tutto il mondo, impegnati a difendere scrivanie affollate, armadi che sembrano usciti da un B movie horror e cumuli abbandonati di piatti da lavare. Ma cosa significa confusione? L’origine latina è abbastanza chiara: da cum, cioè con, insieme, e fusus, participio passato del verso fondere. Quindi fuso insieme, mescolato. Non è detto che qualcosa di fuso insieme sia però disordinato. Chi definirebbe un cocktail ben riuscito, cioè ben mescolato, disordinato? (a parte James Bond ovviamente che il Martini Gin lo voleva agitato non mescolato). Ce lo ha spiegato la fisica del XX secolo, che disordine (apparente) e ordine si toccano. Dipende tutto dagli occhiali che inforchiamo per vedere il mondo, da quanto sono sfocati, per così dire. Più andiamo nel dettaglio (fisica delle particelle) più le cose apparentemente confuse, una tazza che va in mille pezzi per cade a terra, una cascata composta da milioni di particelle d’acqua che precipitano disordinatamente, un gas che si diffonde nell’aria, mostrano delle regole piuttosto chiare.

Il problema è che non sono quelle che ci aspettavamo cioè sembrano dirci cose diverse da quello che vediamo nel macro-mondo delle cose di tutti giorni. Uno dei geni della fisica del ‘900, Ludwig Boltzman, austriaco morto suicida a Duino all’inizio del XX secolo, ha scelto come epitaffio per la propria tomba l’equazione, da lui svelata, dell’entropia che, grossolanamente, si può definire, la misura del disordine. Certe cose avvengono, per esempio il passaggio di calore, per mescolamento, per agitazione, per confusione potremmo dire. E tanti saluti a James Bond. Fra l’altro come ha spiegato il fisico Carlo Rovelli autore del best seller Sette brevi lezioni di fisica è una delle pochissime equazioni della fisica che fa riferimento alla dimensione del tempo, per negarla. Non a caso Boltzmann, nei momenti di euforia che si alternavano a quelli di depressione, amava ricordare di essere nato tra il martedì grasso e il mercoledì delle ceneri, cioè al confine tra il regno della massima confusione e lo spazio composto, ordinato e vuoto cui dà l’avvio il mercoledì delle ceneri, con il quale inizia la quaresima, la penitenza, il digiuno.

Tutt’altra strada, rispetto a Boltzmann, hanno scelto, a proposito di epitaffi e confusione i King Crimson di Robert Fripp e Greg Lake, il gruppo che fu re del progressive rock e non solo e che nel 1969 cantavano lo smarrimento di un mondo da cui non si sa cosa aspettarsi.

 

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