Ute Lemper, cantare è la mia missione

L’artista tra i protagonisti del concerto "Tutto ciò che mi resta: il miracolo della musica composta nei lager"

Marzia Apice ROMA

   Basta sentirla cantare e chiudere gli occhi per ritrovarsi in un cabaret di Berlino nei primi anni del '900: Ute Lemper, artista che della versatilità ha fatto un vanto (è cantante, ballerina e attrice autrice!) e carismatica interprete delle opere di Kurt Weill e degli chansonnier francesi, sembra avere ancora una partita aperta con la Storia.
    Il prossimo 26 gennaio, alla vigilia del Giorno della Memoria, sarà all'Auditorium Parco della Musica di Roma tra i protagonisti del concerto "Tutto ciò che mi resta: il miracolo della musica composta nei lager", ideato da Francesco Lotoro e organizzato da Viviana Kasam, presidente di BrainCircleItalia, insieme a Marilena Citelli Francese. Una partecipazione fortemente voluta, per recuperare, attraverso la propria voce, quella dei tanti musicisti ebrei che alla ferocia dei nazisti risposero con la musica.

Del resto per lei, che da sempre spende le sue energie per diffondere la musica e la cultura della Repubblica di Weimar, avversate e represse dal regime di Hitler, l'impegno e l'arte sono strettamente connessi: "La mia è una missione che dura da 35 anni", racconta in un'intervista all'ANSA, "cerco di recuperare e far conoscere la musica composta da musicisti ebrei prima della Seconda Guerra Mondiale". "Da tanto tempo mi occupo dei temi dell'Olocausto, sono stata in tutto il mondo visitando sinagoghe, da Buenos Aires a Parigi, parlando con i sopravvissuti ai lager, come ho fatto in Israele nel 1985". Il tono si fa più intenso quando specifica quanto questa pagina del nostro passato, seppur lontana, sia per lei una questione personale: "Proprio perché sono tedesca è ancora più doloroso accettare che una cosa come questa sia potuta accadere in un Paese di grande cultura e di grande civiltà", dichiara, sottolineando il valore della memoria, perché "mai e poi mai si deve dimenticare un crimine di queste dimensioni, di cui siamo stati testimoni, un genocidio che alla fine ha ucciso 6 milioni di ebrei in modo atroce". "Ecco perché il concerto di Roma è un evento importante e prezioso - afferma - sarà un onore contribuire al ricordo della liberazione dai campi con una selezione speciale di canzoni scritte a Theresienstadt e ad Auschwitz".

Felice di tornare in Italia in un'occasione come questa, dice di "amare molto il nostro Paese: ho visto tante città, mi sono esibita in luoghi bellissimi, soprattutto nei grandi spazi aperti in estate e i teatri, dalla Sicilia fino a Milano, da Torino a Napoli", anche se, aggiunge, "non canto in italiano, perché non fa parte del mio repertorio, sebbene ami la vostra musica". In Italia sarà ancora la prossima estate, prima alla Milanesiana e poi a Ravello, per presentare il progetto di musica e letteratura legato allo scrittore Paulo Coelho: "ho letto il libro Il Manoscritto ritrovato ad Accra e ho deciso di scrivere alcune canzoni", racconta, spiegando di aver già percorso questa strada artistica con i progetti su Pablo Neruda e Charles Bukowski, ma che questa è "una produzione totalmente nuova". E aggiunge, senza nascondere l'entusiasmo: "Coelho, di cui sono fan, sarà sul palco con me: io canterò e lui leggerà i brani. Si tratta di una collaborazione speciale, e sono molto felice di presentare questo lavoro in Italia".

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