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Vicenza e la Brexit, se sarà no deal rischio export per 1.400 aziende

Vendite in Uk valgono 1 mld, Confindustria studia scenari e lancia 'SOS Brexit'

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C'è un osservatorio speciale nel Nordest rispetto alla Brexit, e ai rischi che l'emergenza Covid aggiunge per l'economia del Regno Unito: è quello di Vicenza, dove un 'esercito' di 1.400 aziende ha scambi costanti con Londra, che rappresenta il quarto mercato per quest'area industriale. Proprio per accendere i riflettori sulla Brexit e la crisi del Covid, Confindustria Vicenza ha promosso un webinar - dalla propria sede di Palazzo Bonin Longare - intitolato "L'uscita di UK dalla UE: cosa aspettarci a partire dall'1 gennaio 2021", in collaborazione con Intesa Sanpaolo e la British Chamber of Commerce for Italy. Tra gli interventi, quello di Remo Pedon, vice presidente degli industraoli vicentini, con delega ai mercati esteri, Tom Noad, Presidente di The British Chamber of Commerce for Italy; Eleanor Sanders, Deputy Head of Mission dell'Ambasciata Britannica a Roma; Luca Mezzomo, Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo; Steven Sprague, avvocato e Responsabile del Comitato Brexit della The British Chamber of Commerce for Italy. Per Vicenza l'export verso la Gran Bretagna vale quasi un miliardo l'anno, e l'ipotesi un no-deal, associato alla pandemia, è uno scenario molto preoccupante. "L'uscita del Regno Unito dalla UE ci preoccupa molto, tanto più se questa uscita non sarà accompagnata da un accordo commerciale che istituisca un'area di libero scambio e regole armonizzate dei commerci" ha affermato Pedon. Il flusso di esportazioni Made in Vicenza, in sostanza, rischia a breve di fare i conti con i limiti connessi all'uscita Uk dalla Ue. "Nel Regno Unito tra Brexit e Covid-19 lo scenario resta problematico" ha sottolinmeato la ricerca di Intesa illustrata da Luca Mezzomo. Secondo lo studio vi è "una dinamica settoriale della crisi molto diversificata. La produzione manifatturiera resta dell'11% sotto ai livelli pre-Covid, mentre il divario è doppio per molti segmenti dei servizi, fino a toccare il -68% per hotel e ristorazione". "L'impatto della crisi pandemica sulle importazioni - continua l'analisi - è stato violento, con punte sino al 40%, malgrado la ripresa estiva. Nel contempo nel Regno Unito sono frenati gli investimenti dall'estero, che ha provocato difficoltà nei servizi". La stessa ricerca evidenzia che "circa il 40% delle imprese britanniche dichiara di non essere preparata, o solo parzialmente preparate, per l'uscita dall'Unione Europea, con i problemi maggiori nei settori commercio, logistica e manifattura". "Confidiamo in un rush finale del negoziato - ha auspicato ancora Pedon - ma ci dobbiamo ovviamente preparare anche a gestire il nostro business nello scenario peggiore". Tom Noad, presidente della Camera di commercio Uk per l'Italia, ha sottolineato come il ruolo degli enti camerali sia "ora più che mai importantissimo. Abbiamo 30 giorni prima della scadenza del periodo transitorio in cui dobbiamo trovare un accordo che dopo dovrà anche essere ratificato, perché dal 1 gennaio il rapporto fra Uk e Italia cambierà in modo epocale. Noi siamo pronti ad assistere tutti i nostri soci nella preparazione a questi cambiamenti, e abbiamo in programma seminari ricorrenti per affrontare ogni aggiornamento". Le variazioni che interesseranno anche il cambiamento nel movimento delle persone è stato uno dei temi toccati da Eleanor Sanders, vice ambasciatrice britannica a Roma. "ci saranno nuove regole per cittadini e lavoratori, comprese quelle sulla permanenza in Uk. L'Italia è il 10/o partner commerciale per il Regno Unito, comprendiamo l' importanza delle relazioni economiche, politiche e culturali e faremo il possibile perchè il rapporto continui. "Faremo sempre la nostra parte - ha assicurato infine Sanders - per assicurare un mondo più sicuro e giusto". A questo si aggiunge ovviamente la crisi del Covid 19, che ha colpito il Regno Unito duramente quanto l'Italia, ma la riduzione della mobilità è stata maggiore. Secondo lo studio di Intesa sanpaolo, le misure di contenimento dei contagi potrebbero causare una riduzione del Pil in Gran Bretagna di 3-4% nel corso del 2020. Nel confronto è intervenuto anche Steven Sprague, avvocato e responsabile del Comitato Brexit della The British Chamber of Commerce for Italy. "La gran parte delle 43 mila aziende italiane che hanno rapporti costanti con l'Uk - ha detto - non si è ancora posta una serie di domande collegate a come dovranno cambiare i comportamenti relativamente alla gestione delle sedi d'impresa, compresi siti produttivi e magazzini, e la mobilità del personale, oltre che di clienti e fornitori". "Con l'uscita Uk dall'unione doganale - ha sottolineato il legale - quella con il Regno Unito diventerà una frontiera a tutti gli effetti e, relativamente ai dazi, saranno mantenuti ai massimi livelli quelli su prodotti molto rilevanti per l'economia italiana, come la componentistica per l'automotive e l'agricoltura". Proprio per assistere le aziende italiane in quesa difficile fase, Confindustria Vicenza ha aperto un nuovo canale su Linkedin, denominato SOS Brexit, a cui sono invitati ad aderire tutti gli operatori che lavorano con il mercato britannico.

In collaborazione con:
Confindustria Vicenza

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