25 Aprile: Mattarella e Draghi all'Altare della Patria

Al Quirinale la cerimonia per il 76/o anniversario della Liberazione

Omaggio del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, all'altare della Patria in occasione del 76/o anniversario della Liberazione. Il capo dello Stato ha deposto una corona d'alloro sulla tomba del Milite ignoto e successivamente c'è stato il sorvolo delle Frecce tricolori. Alla cerimonia hanno partecipato le più alte cariche istituzionali - tutte con la mascherina e distanziate - dalla presidente del Senato, Elisabetta Casellati, al presidente della Camera, Roberto Fico fino al premier Mario Draghi. Presenti anche il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini e il capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Enzo Vecciarelli.

 

 

Al Quirinale la cerimonia per il 76/o anniversario della Liberazione. Insieme a Mattarella, presenti le più alte cariche istituzionali: il presidente del Senato, Elisabetta Casellati, il presidente della Camera, Roberto Fico, il premier Mario Draghi e il presidente della Corte costituzionale, Giancarlo Coraggio. Partecipano anche rappresentanti dell'Anpi.

"Sono passati settantasei anni da quando - il 25 aprile del 1945 - la voce di Sandro Pertini lanciava, dai microfoni Radio Milano Liberata, a nome del Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia e del Corpo Volontari della Libertà, il proclama di insurrezione nazionale contro le truppe nazifasciste. Una data simbolica della guerra di Liberazione, scelta dalla Repubblica Italiana per ricordare la conclusione del sanguinoso conflitto, la fine della brutale e spietata occupazione nazista, il crollo definitivo del fascismo", ha detto il capo dello Stato, Sergio Mattarella. "Questa giornata, per gli italiani, rappresenta la festa civile della riconquista della libertà. La vittoria dell'umanità sulla barbarie. Il giorno di un nuovo inizio, pieno di entusiasmo, portato a compimento con la Costituzione Repubblicana del 1948". "Il 25 aprile rappresenta uno spartiacque imprescindibile nella nostra storia nazionale", ha aggiunto poi Mattarella. "L'Italia - affrancatasi, con il sangue di migliaia di martiri, da vent'anni di dittatura e di oscurantismo - tornò a sedersi nel novero delle nazioni civili, democratiche, pacifiche, dopo la guerra sanguinaria in cui era precipitata con il fascismo". La Resistenza fu un "laboratorio dove si sperimentò l'incontro e la collaborazione tra le grandi forze popolari, tra le diverse posizioni e culture politiche. La Resistenza come grande serbatoio di istanze morali". Valori che è "tanto più necessario" ricordare oggi, "in un tempo nel quale l'orizzonte appare oscurato dall'angoscia, il futuro nascosto dall'incertezza e dalle ferite profonde prodotte dalla pandemia. Io credo che questa traccia sia ancora ben presente e chiara".

"La crudeltà praticata dai nazifascisti anche contro anziani, donne e bambini inermi non fiaccò l'aspirazione alla libertà, ma, anzi, rafforzò il coraggio e la determinazione di chi decise di opporsi. Rinascita, unità, coesione, i sentimenti che hanno consentito al Paese di archiviare con la Liberazione una pagina nefasta della sua storia. Una memoria consapevole che guarda al futuro", ha detto ancora il presidente della Repubblica.

Visita del premier al Museo storico della Liberazione

IL VIDEO

"In un momento in cui anche i musei riaprono mi auguro che molti giovani abbiano l'opportunità di visitare queste stanze e conoscere le storie dei combattenti per la libertà e capire fino in fondo il senso del loro sacrificio e comprendere che senza il loro coraggio non avremmo la libertà e i diritti di cui godiamo. Libertà e diritti che non sono conquistati per sempre e non sono barattabili con nulla, sono più fragili di quanto si pensi", ha detto il premier nella sua visita al Museo della Liberazione. "Il dovere della memoria riguarda tutti. Nessuno escluso. Assistiamo oggi, spesso sgomenti, ai segni evidenti di una progressiva perdita della memoria collettiva dei fatti della Resistenza, sui valori della quale si fondono la Repubblica e la nostra Costituzione. E a troppi revisionismi riduttivi e fuorvianti". "Il linguaggio d'odio, che sfocia spesso nel razzismo e nell'antisemitismo, contiene sempre i germi di potenziali azioni violente. Non va tollerato. È una mala pianta che genera consenso per chi calpesta libertà e diritti - quasi fosse un vendicatore di torti subiti - ma diffonde soprattutto il veleno dell'indifferenza e dell'apatia".  "La senatrice Segre ha voluto che la scritta "Indifferenza" fosse messa all'ingresso del memoriale della Shoah di Milano per ricordarci che, insieme ai partigiani e combattenti per la libertà, vi furono molti che si voltarono dall'altra parte in cui - come dice lei - è più facile far finta di niente. Nell'onorare la memoria di chi lottò per la libertà dobbiamo anche ricordarci che non fummo tutti, noi italiani, "brava gente". Dobbiamo ricordare che non scegliere è immorale per usare le parole di Artom. Significa far morire, un'altra volta, chi mostrò coraggio davanti agli occupanti", ha detto ancora il premier.

"La memoria è un dovere per tutta la comunità nazionale, soprattutto a beneficio dei più giovani", ha detto il presidente della Camera, Roberto Fico nel videomessaggio inviato in occasione dell'iniziativa online organizzata dal Comune di Sant'Anna di Stazzema per il 25 Aprile.

Fico ha ricordato "l'emozione del giorno in cui sono venuto in visita a Sant'Anna di Stazzema per ricordare il terribile e disumano eccidio nazifascista, citando per questo le parole del presidente Mattarella che disse "a Sant'Anna di Stazzema si trova una radice della Repubblica". Fico quindi ha aggiunto: "La giornata odierna deve anche essere l'occasione per riaffermare i principi fondanti della nostra Costituzione e ribadire l'impegno ad attuare pienamente i principi per la costruzione di una società sempre più giusta, solidale e pacifica. Oggi, come allora, abbiamo bisogno della forza ideale e civile che animò la Resistenza per affrontare nuove sfide, ma anche per respingere ogni possibile nuova forma di estremismo, di violenza e prevaricazione; per contrastare l'odio, le ingiustizie, la corruzione e l'egoismo sociale. Dobbiamo essere orgogliosi di festeggiare il 25 aprile e di celebrare i valori della nostra democrazia".

"L'auspicio che desidero condividere con tutti voi in questa giornata speciale è che la libertà sia ancora una volta la cifra su cui costruire la ripartenza del Paese e l'uscita dall'emergenza. Libertà di abbracciarsi e di sognare, libertà di lavorare e scommettere sul futuro, libertà di vivere la bellezza e di riscoprire la nostra amata Italia". E' un passaggio della lettera che la presidente del Senato, Elisabetta Casellati ha inviato al quotidiano La Repubblica in occasione dell'anniversario della Liberazione. A inizio lettera, un ricordo personale: "quello di mio padre, funzionario della polizia di Stato, che, condannato a morte come oppositore al totalitarismo nazifascista, fu liberato dal carcere in quel giorno del 1945. Nelle lunghe serate trascorse con me e i miei fratelli a rievocare l'esperienza di quei giorni - scrive la presidente - il mio papà era solito ripetere che, quando aveva dovuto optare tra l'obbedienza al regime e la fedeltà ai suoi principi, non aveva avuto dubbi, così come non aveva avuto esitazioni quando aveva dovuto scegliere tra salvare la propria vita o quella degli altri". E aggiunge: "Le parole di mio padre, il suo racconto, mi hanno accompagnato in tutta la mia crescita, sono stati la migliore educazione alla pace, alla tolleranza e al rispetto". Poi il passaggio all'oggi: "Questo 25 aprile ci vede in una condizione di grande fragilità", sottolinea Casellati aggiungendo: "Questo 25 aprile è diverso, ma c'è un filo sottile che lo lega a quello vissuto 76 anni fa. Perché proviamo in prima persona, a tutte le età e non solo attraverso le immagini della storia, cosa significhi trovarsi improvvisamente privati delle nostre libertà. Di fronte a questa prova, però, ancora una volta il popolo italiano sta resistendo, oggi come allora, con 'armi diverse', come quelle della creatività, del coraggio, della solidarietà e della disciplina sociale".

"Oggi celebriamo la Liberazione dell'Italia dal regime fascista e dall'occupazione nazista. Ricordiamo tutti coloro che hanno combattuto per la nostra libertà", ha scritto su Twitter il commissario Ue Paolo Gentiloni.

"Donne e uomini della Difesa, oggi ricorre il 76° Anniversario della Festa della Liberazione. In occasione di una ricorrenza tra le principali della nostra Repubblica, rivolgo a Voi tutti l'invito a continuare con la professionalità, il senso del dovere e il coraggio operoso che vi contraddistinguono da sempre, sulla strada fin qui percorsa al servizio del Paese, trovando forza ed ispirazione in tutti quegli italiani che, in un momento di ben maggiore difficoltà, non lasciarono spazio alla rassegnazione, combattendo valorosamente per riscattarsi come popolo e conquistare la propria libertà". Con queste parole inizia il messaggio del ministro della Difesa Lorenzo Guerini.

"Buon 25 Aprile all'Italia repubblicana e antifascista. A tutti coloro che si battono per le idee di democrazia e di uguaglianza sociale. A chi disobbedisce ogni giorno all'intolleranza e alla prevaricazione. Buona Liberazione a tutti!". E' il tweet del presidente del Parlamento europeo David Sassoli.

"Oggi, a tutti, buon 25 Aprile, la festa della Liberazione, la festa di tutti gli italiani, la festa della bandiera italiana unita", è il tweet del segretario del Pd, Enrico Letta.

 

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