I numeri al Senato e l''amo' della legge elettorale

Al Senato Conte potrebbe ottenere voti 'risicati' per poi rafforzarsi subito dopo con l'apertura di vari dossier come quello dalla riforma del voto in senso proporzionale

   Il lancio dei "volenterosi" da parte di Giuseppe Conte in Aula alla Camera, sarà una operazione in due tempi, che non è destinata a completarsi entro martedì in Senato con il voto di fiducia. Molti dei possibili interlocutori, sia a Montecitorio che a Palazzo Madama, hanno deciso di attendere, di rimanere alla finestra nei due voti di fiducia, che al Senato potrebbe passare con una maggioranza relativa, intorno ai 152-155 voti, a fronte della maggioranza assoluta raggiunta alla Camera con 321 sì. Il secondo tempo dell'operazione partirà con il tavolo per il patto di legislatura che si aprirà nei prossimi giorni, con il quale Conte immagina di attirare nuovi parlamentari per rafforzare la propria maggioranza, con l'apertura su alcuni dossier, a cominciare da quello sulla legge elettorale proporzionale.
    La decisione di Italia Viva di astenersi nei due rami del Parlamento ha fatto venir meno la possibilità della caduta del governo e di una conseguente possibile fine della legislatura, togliendo quindi ai molti senatori e deputati la fretta di dover decidere e scoprirsi subito. Il che farà si che il governo parta "con numeri angusti", come ha osservato il segretario Dem Nicola Zingaretti, specialmente al Senato. Alla Camera sei ex M5s oggi nel gruppo Misto hanno detto sì, mentre il gruppo di Centro Democratico di Bruno Tabacci ha accolto altri ex M5s, portando in dote 11 voti a Conte, al quale Tabacci ha chiesto di "farsi parte attiva in questo processo politico", quello cioè di dar vita a un soggetto centrista, una "lista Conte" che dia una prospettiva politico-elettorale ai parlamentari che aderiranno.
    Una prospettiva che diventa più plausibile con il sistema elettorale proporzionale, annunciato alla Camera da Conte, ma con una soglia ben più bassa del 5% del Germanicum, cioè il testo del relatore Giuseppe Brescia (M5s) approvato come testo base in Commissione lo scorso settembre: già ieri si parlava nei corridoi di Montecitorio di una soglia tra il 3 e il 4%. Altro elemento della legge elettorale su cui si ragiona sono le preferenze, da sempre il cavallo di battaglia dei post Dc, anche se non amate da Pd e M5s.
    Tuttavia al momento, dopo il "non possumus" di Forza Italia, con la quale sarebbe nata la maggioranza Ursula, un "niet" è giunto anche dall'Udc, che in Senato ha tre seggi (De Poli, Binetti e Saccone) e che ha ribadito la propria aderenza al centrodestra; altrettanto hanno fatto i tre di Cambiamo-Idea (Romani, Berruti, Quagliariello). Si tratta dei due partiti a cui la maggioranza guarda con maggiori speranze per dar vita ad un gruppo parlamentare, che a Palazzo Madama richiede non solo 10 seggi, ma anche un simbolo che si sia presentato alle ultime elezioni (come l'Udc). Ma queste componenti attendono le prossime mosse di Conte prima di scoprirsi. Anche Popolo protagonista, che ha tre deputati alla Camera e una senatrice (Tiziana Drago) per ora attende: "Noi oggi non voteremo la fiducia - ha detto Gianluca Rospi - ma siamo sempre aperti ad una discussione costruttiva".
    Quindi in Senato ci si ferma a quota 152, che secondo qualche ottimista potrebbe salire di un paio di unità, con i sì dell'ultimo momento. Ben lontani dalla maggioranza assoluta (161) o anche dalla maggioranza "politica" di 158, quella che tiene conto dei soli senatori eletti (315) e non dei quelli a vita (6). Ai 148 della maggioranza, va sottratto il pentastellato Castiello che è malato di Covid, ma vanno aggiunti l'ex M5s Gregorio De Falco, tre senatori a vita: Mario Monti, Elena Cattaneo e Giuliana Segre, che ha deciso di venire a Roma a votare nonostante i medici gliel'avessero sconsigliato e Tommaso Cerno. Gli ottimisti sperano in qualche senatore di Fi, ma uno di quelli indicati, Andrea Causin, smentisce: "Mi atterrò alle indicazioni del gruppo", assicura. 
   

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