Fase 2, Zaia: 'Tavolo ogni 4 mt? Significa chiudere ristoranti'

Fipe: 'Applicare questa regola è uccidere la ristorazione, significa non riaprire per 80% esercizi'

"Leggo da qualche parte che qualcuno parla di mettere un tavolo ogni quattro metri: se lo metta a casa sua un tavolo ogni quattro metri. Ma non nei ristoranti perchè questo significa chiuderli tutti". Lo ha detto il presidente del Veneto, Luca Zaia, secondo il quale "un conto è l'esercizio scientifico un discorso è la vita reale che è un'altra cosa" e augurandosi che "le linee guida siano ragionevoli".

"Se dovessimo mettere in sicurezza la vita dei cittadini dovremo dire a tutti 'girate con lo scafandro'. Ma non solo per il coronavirus, per qualsiasi altro pericolo come quello di un'epatite, di una tubercolosi. Ma non penso ci sia questa indicazione nella società", ha aggiunto Zaia. Il governatore ha dunque auspicato "linee guida ragionevoli" sperando che non "ci sia qualcuno che applica la sua vena creativa per complicare la vita ai cittadini. La messa in sicurezza è una cosa seria ma deve passare anche un livello di sostenibilità".

"Spero che il Governa si decida a dire qualcosa per il 18 maggio". Per Zaia "è fondamentale che i cittadini lo sappiano: i parrucchieri, i ristoranti eccetera non possono venire a conoscenza il 17 sera che riaprono l'indomani. Perchè non funziona così". Zaia auspica che l'indicazione "sia chiara e in maniera programmata così che tutti noi ci si possa organizzare. Anche noi abbiamo un problema che è quello dei servizi della prevenzione".

Fipe: applicare regola 4 metri è uccidere ristorazione  - "Se si vuole uccidere la ristorazione italiana basta applicare quanto è stato ipotizzato: 4 metri o 2 metri di distanziamento significa non rendersi conto dei nostri modelli legati al familiare, al modello della piccola impresa". Così il vicepresidente della Fipe Confcommercio, Aldo Cursano. " Pensare a 4 metri di distanziamento significa escludere dalla ripresa l'80% di questo modello. Cursano sottolinea il "senso di responsabilità avuto fin ora dall'associazione e dalla base associativa", ma ora, afferma "qualcuno sta scegliendo la fine di un modello" ed "ognuno si deve assumere le proprie responsabilità". "Già ad aprile - spiega il vicepresidente della Fipe Confcommercio, Aldo Cursano- avevamo ipotizzato che 50 mila imprese non avrebbero più riaperto e 300 mila avrebbero perso il lavoro . Le nuove indicazioni significano la chiusura definitiva della maggior parte delle imprese". "Dietro le nostre aziende non ci sono capitali ma c'e' lavoro, amore passione voglia di condividere " . "D'altronde come si fa a far ripartire un paese senza la ristorazione senza tenere in piedi il nostro modello di servizio?", si chiede, ricordando che l'associazione ha consegnato già da tempo le proprie proposte al governo e alla task force e che ha consegnato un apposito protocollo di tutela per tutte le nostre aziende e per i suoi lavoratori .

Appendino, take-away sia responsabile o nuovi divieti - Da oggi anche a Torino è possibile il take away nei locali che fanno ristorazione e "usare responsabilità è innanzitutto un gesto di amore verso queste imprese, colonne portanti della nostra comunità". A lanciare l'appello ai torinesi è la sindaca Chiara Appendino. "L'emergenza è ancora in atto, nessuno può parlare di scampato pericolo ed è esattamente in questo senso che dobbiamo comportarci", è l'appello su Facebook della prima cittadina. "Nonostante ciò, con questa apertura diversi locali e imprese del territorio possono tornare a lavorare dopo mesi di chiusura e mancati incassi. Sappiamo bene - aggiunge - che questa crisi è anche, e sempre di più, economica e quanto le imprese del nostro territorio stiano soffrendo. È il motivo per cui, come Città, abbiamo fatto e faremo tutto il possibile per aiutarle" compreso "un grande piano di promozione per i mesi a venire". La sindaca ricorda che "come per i parchi, questo è un altro piccolo spazio di libertà riconquistato. E, esattamente come per i parchi, se non agiremo responsabilmente e si ravviserà necessario, siamo pronti a disporre il divieto di questa attività. Ma io confido nei torinesi e nel fatto che non sarà necessario".

Niente apertura anticipata dei negozi a Sassari. Anche sulla base dell'indice sul contagio, il sindaco Nanni Campus ha scelto la strada della prudenza. Così domani, almeno fino al 17 maggio, le serrande delle attività di abbigliamento, calzature, gioiellerie, profumerie, parrucchieri, saloni di bellezza, tatuatori resteranno abbassate. "Preso atto di quanto disposto all'art. 23 dell'ordinanza n.20 del 2 maggio 2020 adottata dal Presidente della Regione Autonoma della Sardegna, con riferimento all'andamento della curva di diffusione del virus Sars Cov 2 in ambito comunale, restano chiusi i servizi alla persona, quali i saloni di parrucchieri, le attività di estetisti, tatuatori e simili. Analogamente dalla stessa data restano chiuse le attività commerciali di vendita di abbigliamento, calzature, gioiellerie, profumerie" ha scritto il sindaco di Sassari nella nuova ordinanza pubblicata oggi, dopo che l'indice Rt determinato a 0,96 per il capoluogo del nord Sardegna, ha di fatto escluso la possibilità di aperture anticipate degli esercizi commerciali.

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