È scontro tra il ministro e i sindacati della scuola

Da didattica a distanza a concorsi a mobilità, dialogo difficile

La miccia è stata l'ordinanza sulla mobilità del personale della scuola - prof e Ata - pubblicata ieri in serata dal ministero dell'Istruzione. Ma le polveri erano pronte da tempo ad esplodere: lo scontro si consuma silenzioso da mesi tra i maggiori sindacati della scuola e il dicastero di viale Trastevere. E su diverse questioni: dai concorsi alle abilitazioni, dalle indicazioni per la didattica a distanza fino appunto all'ordinanza sui trasferimenti. I rapporti tra Lucia Azzolina, da gennaio 2020 titolare del vecchio Miur - oggi Mi dopo lo spacchettamento del dicastero in due, Scuola e Università - e Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda (da tempo i cinque sindacati della scuola su molte questioni hanno una posizione univoca) non sono mai stati facili, fin da quando Azzolina era sottosegretario con ministro dell'Istruzione Lorenzo Fioramonti. Prima di allora, con il ministro leghista dell'Istruzione Marco Bussetti nel governo Conte I poi con il ministro Fioramonti (all'epoca M5S) nel Conte II, i sindacati avevano firmato una serie di accordi - che avevano coinvolto lo stesso premier - sul rinnovo contrattuale, la stabilizzazione dei precari storici, i concorsi, l'autonomia.

Ma la fine del governo Conte prima e poi le dimissioni di Fioramonti hanno lasciato tutto solo solo sulla carta. Concorsi, abilitazioni, passaggi in ruolo, procedure di reclutamento hanno quindi visto un inevitabile slittamento di mesi mentre Quota 100 ha contribuito a svuotare le cattedre. Si calcola che senza interventi, a settembre prossimo, i supplenti arriveranno a quota 200 mila prefigurando una situazione esplosiva con un corpo docente composto al 25% da prof precari. Azzolina, appena nominata Ministro, ha annunciato la volontà di fare i concorsi per la scuola ma da subito è stato evidente che le posizioni di viale Trastevere e quelle dei sindacati erano distanti: lo erano in particolare riguardo al concorso straordinario per circa 24 mila posti, riservato agli insegnanti precari da almeno tre anni, per i quali i sindacati oggi, sopravvenuta l'emergenza Covid, chiedono abilitazioni e assunzioni per soli titoli (al momento i bandi dei due concorsi, ordinario e straordinario, sono al vaglio del Consiglio superiore della Pubblica istruzione).

Ma lo scontro si è consumato anche in occasione delle misure emanate dal Ministero sulla didattica a distanza. I sindacati più rappresentativi della scuola ne hanno chiesto addirittura il ritiro, contrari soprattutto alla parte che riguarda la valutazione e perplessi per il fatto che la connessione e l'accesso a pc e reti, indispensabili per la didattica a distanza, "non può dirsi certamente scontata" né per i docenti né per gli studenti. Ieri sera l'ultimo motivo di scontro è stato sull'ordinanza che riguarda la mobilità. "Il ministero mostra gravi limiti - hanno detto con una sola voce Francesco Sinopoli (Cgil), Maddalena Gissi (Cisl), Pino Turi (Uil), Elvira Serafini (Snals) e Rino di Meglio (Gilda) - è necessario che sia il Governo al massimo livello a farsi carico di questioni che esigono di un' alta competenza e senso di responsabilità". Per i sindacati le date per la presentazione delle domande (entro il 1 luglio si concluderà il percorso) sono incompatibili con le limitazioni imposte dall'emergenza Covid.

"Rinunciare all'apertura dei termini per la presentazione delle domande - replica il ministero - avrebbe significato il blocco totale della mobilità". Ma è soprattutto la mancanza di coinvolgimento che i sindacati lamentano. "Consideriamo tutti questi atti ostili - dicono - il governo approfitta del momento di emergenza per decidere in modo unilaterale su materie di negoziazione sindacale. C'è una gestione autoreferenziale della scuola che crediamo debba cambiare".

 

 

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