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Inchiesta petrolio: Eni e 9 società tra 70 indagati

A Viggiano un traffico di rifiuti che produsse profitti ingiusti. Eni, rispettate 'best practice'

Ci sono anche l'Eni e altre nove società tra i 70 indagati a cui la squadra mobile di Potenza e i Carabinieri del Noe hanno notificato l'avviso di conclusione delle indagini preliminari relative ad alcune parti dell'inchiesta sul petrolio in Basilicata. Gli avvisi notificati oggi non riguardano il "filone siciliano" - ancora aperto - e in particolare il traffico di influenze illecite addebitato dalla Procura di Potenza alla "cricca del petrolio" capeggiata da Gianluca Gemelli.

Per De Filippo sarà chiesta l'archiviazione - Non c'è il nome del sottosegretario alla Salute Vito De Filippo (Pd) nell'elenco degli indagati (70 in totale, tra cui dieci società) dei primi due filoni dell'inchiesta sul petrolio in Basilicata a cui oggi è stato notificato l'avviso di conclusione delle indagini preliminari. La posizione di De Filippo - che nei mesi scorsi era stato indagato per il reato di corruzione per induzione a fini elettorali - è stata separata e per lui, così come per altri indagati, si profila una imminente richiesta di archiviazione. 

E' "fondata" l'accusa contro l'Eni di aver smaltito illecitamente nel centro oli di Viggiano (Potenza) i rifiuti prodotti dall'estrazione del petrolio, con procedure che hanno fatto conseguire all'azienda un "ingiusto profitto" (per milioni di euro). E' la motivazione in base alla quale il Tribunale del Riesame di Potenza ha confermato, il 16 aprile scorso, il sequestro di due vasche e del pozzo di reiniezione al servizio del centro oli dell'Eni in Val d'Agri. 

Secondo la perizia presentata dai pm - giudicata dal Tribunale del Riesame "di chiarezza adamantina" - l'Eni reiniettava nel sottosuolo non solo l'acqua venuta in superficie con il petrolio estratto in Val d'Agri ma anche "altri reflui provenienti da distinti processi di produzione effettuati all'interno del centro oli" (così risparmiando notevoli cifre). Secondo il Riesame, ciò avrebbe richiesto una diversa classificazione dei reflui, non reiniettabili nel pozzo come invece avveniva: "Allo stato" e "in assenza di correttivi" - è scritto nelle motivazioni - tali reflui non potevano avere il codice attribuito ad essi dall'Eni e non potevano quindi essere smaltiti come avveniva in Val d'Agri. Il Tribunale ha valutato anche le intercettazioni agli indagati e, definendo "imbarazzanti" alcune conversazioni, ha spiegato che esse confermano il quadro accusatorio. Peraltro - è scritto nelle motivazioni - la difesa non ha contestato i contenuti delle intercettazioni stesse "né ha offerto di esse una qualunque interpretazione alternativa". 

Eni: in centro Viggiano rispettate 'best practice' - "Eni ribadisce la correttezza del proprio operato e conferma che il Centro Olio Val d'Agri rispetta le best practice internazionali": lo ha detto un portavoce Eni dopo le motivazioni del Tribunale del riesame. La compagnia ha ribadito "la massima collaborazione alla magistratura e il proprio interesse a che possa essere fatta chiarezza sulla vicenda. Gli esiti delle perizie indipendenti che la società ha promosso, non solo ribadiscono la correttezza dell'impianto ma anche l'assenza di rischi sanitari e ambientali".

 

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