Oltre il commercio. Italia-Cina, faremo di più

Parla l'ambasciatore cinese Li Ruiyu, in visita all'ANSA

di Eloisa Gallinaro

Una "fiducia politica" cementata da 45 anni di relazioni diplomatiche che apre nuovi spazi di cooperazione per andare oltre il tradizionale interscambio commerciale, grazie anche all' "occasione" fornita dall'Expo.
    L'ambasciatore cinese a Roma Li Ruiyu, in visita all'ANSA, vede il 2015 come "un nuovo punto di partenza per sviluppare le potenzialità tra i due Paesi" in un arco che va dalla cooperazione industriale all'approfondimento dei legami culturali, dai grandi temi dello sviluppo sostenibile alla tutela del Made in Italy nel mercato tradizionale e in quello dell'e-commerce.
    "Il valore dell'import-export tra Italia e Cina è pari a 48 miliardi di dollari e nell'ultimo anno è cresciuto del 10,7%, ma non dobbiamo limitarci a vendere e comprare. Possiamo fare molto di più e raggiungere livelli più alti", sostiene il diplomatico che all'ANSA ha incontrato il presidente Giulio Anselmi, l'amministratore delegato Giuseppe Cerbone e il direttore Luigi Contu. "La cooperazione industriale anche verso Paesi terzi è strategica" perché "i Paesi emergenti vogliono sviluppare l'industrializzazione e l'urbanizzazione e i Paesi sviluppati vogliono reindustrializzarsi". In questo campo "possiamo lavorare insieme": Pechino vuole "intensificare i rapporti con i Paesi sviluppati per realizzare un modello di win-win" e in "Italia e Cina ci sono piccole e medie imprese alle quali le banche di entrambi devono fornire più crediti e dare più agevolazioni", spiega Li Ruiyu, ricordando l'importanza della visita di Matteo Renzi in Cina giusto un anno fa.
    L'ambasciatore cinese guarda con interesse all'Expo che, per la Cina, "non è solo un palcoscenico ma anche l'occasione per favorire una cooperazione concreta con l'Italia nel settore agricolo e ha già fornito una piattaforma di collegamento tra i due Paesi a livello di province e comuni". Di spazio, nel mercato cinese, ce n'è e l'ambasciatore fa un esempio: "Il vino italiano ha occupato l'8% del mercato totale cinese e la Cina è diventato il primo Paese consumatore di vino al mondo". D'altra parte i numeri dell'Expo, dove l'insieme dei padiglioni di Pechino è il più importante dopo quello italiano, parlano chiaro. Un milione di biglietti venduti a turisti cinesi con l'obiettivo, ora, di raddoppiare.
    L'allargamento degli spazi passa anche dalla salvaguardia delle eccellenze italiane e non solo. "E' interesse del governo cinese tutelare la proprietà intellettuale e il made in Italy ma anche il made in China: contro il fenomeno della falsificazione Pechino ha intrapreso una serie di azioni".
    Un sistema di rapporti che può essere rafforzato dalla cultura, sottolinea Li Ruiyu, dai 'gemellaggi' tra università.
    Cinque anni fa, ricorda, gli studenti cinesi in Italia erano 3 mila, oggi sono 18 mila. E i ragazzi italiani che stanno studiando il cinese sono 25 mila. Numeri destinati a crescere e ad "aprire ulteriori spazi".
   

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

Video ANSA




Modifica consenso Cookie