Odissea Grecia: dai conti falsi al referendum

5 anni vissuti pericolosamente sull'orlo del default

Cinque anni di crisi che hanno portato Atene piu' volte sull'orlo del baratro. Sono quelli vissuti dalla fine del 2009 ad oggi dalla Grecia nel suo negoziato con l'Europa, che alla fine è sfociato a sorpresa in un referendum su se accettare o meno il piano di salvataggio dei creditori, nel quale i No sembrano avere prevalso.
   

Ecco una cronistoria fino all'estenuante confronto di oggi tra Atene e i creditori, passando per l'eclatante vittoria elettorale di Alexis Tsipras lo scorso gennaio.
   

2009, LA BOLLA SCOPPIA, SCOPERTI I CONTI TRUCCATI: il partito socialista Pasok vince le elezioni. Emergono differenze tra le previsioni del governo uscente e la realta' dei conti pubblici: il deficit/pil e' al 12%, il doppio del previsto. A fine dicembre arrivano i primi sacrifici del governo Papandreou: un piano triennale di risanamento.
   

2010, GRECIA DIVENTA CASO INTERNAZIONALE: Le agenzie iniziano a tagliare il rating. I tassi salgono rapidamente. Il Fmi decide di inviare una missione ad Atene in vista di un possibile prestito. Pochi giorni dopo Bruxelles decide di insediare in modo permanente un tecnico di Eurostat nel board dell'istituto di statistica greco. Si diffondono i timori di una crisi del debito per tutti i Paesi periferici dell'Eurozona. L'Eurozona vara un piano di aiuti che prevede prestiti bilaterali con un contributo del Fondo.
   

2 MAGGIO 2010, LA SVOLTA DEGLI AIUTI: Atene annuncia una terapia choc da 30 miliardi, praticamente un settimo del Pil del paese e l'Eurogruppo da' il via libera al meccanismo di sostegno finanziario da 110 miliardi di euro.
   

2011, IL DRAMMA DI ATENE: La situazione non migliora: Moody's, S&P's e Fitch tagliano ulteriormente il rating. Il governo e' costretto a nuovi tagli per 6,5 miliardi di euro. Ma non basta: un nuovo piano di austerita' impone tagli per 28 miliardi di euro entro il 2015. Solo allora l'Ue da' il via libera alle ulteriori tranche di aiuti. Il 25 luglio 2011 Moody's da' per certo il default. A settembre il governo vara un'ulteriore manovra.
   

ARRIVA LA TROIKA: Il Paese viene commissariato da Ue, Bce e Fmi. L'Europa attiva il fondo salva-Stati garantendo alla Grecia ulteriore ossigeno economico. Ma la crisi si avvita. La disoccupazione vola, il Pil sprofonda. Scoppia la protesta di piazza che sfocia in guerriglia nel centro di Atene. Papandreou si dimette pianificando le elezioni per la primavera 2012.
   

2012, ANCORA AIUTI MA SCATTA HAIRCUT: L'Eurogruppo da' il via libera a nuovi aiuti per 130 miliardi rimandando un default altrimenti inevitabile. A marzo i detentori di debito ellenico si vedono ridurre il valore nominale dei titoli del 50%, con un allungamento della scadenza.
   

CRESCE ANTIEUROPEISMO: Dal 2012 a guidare la Grecia e' Antonis Samaras, di Nea Democratia. Il rapporto del governo e' di collaborazione con l'Ue, ma quello del popolo greco e' di antieuropeismo e di rigetto della Troika. Il Paese e' allo stremo. Crescono le ali estreme della politica: Alba dorata a destra, Syriza a sinistra, entrambe contrarie a pagare il debito.
   

2015, VINCE TSIPRAS, PARTE SFIDA A UE: Alexis Tsipras e' il nuovo eroe della politica greca e come Davide sfida subito Golia. Parte per un tour in Europa per convincere Bruxelles e Francoforte a ridefinire il debito greco e spazzare via la politica di austerity della Troika. Contemporaneamente il mondo fa la conoscenza del nuovo ministro delle finanze greco, Yanis Varoufakis.
   

4 FEBBRAIO, per il nuovo esecutivo ellenico arriva una prima doccia fredda: la Bce taglia la Grecia dai finanziamenti diretti alle banche, costrette a finanziarsi con la liquidita' di emergenza (Ela).
   

APRILE, la Grecia porta all'Europa una nuova lista di riforme, piu' dettagliata, ma lo sforzo non basta a sbloccare gli aiuti. All'Eurogruppo dello stesso mese volano gli stracci con Varoufakis accusato, secondo le ricostruzioni dei vertici, di essere "un dilettante e un perditempo".
   

13 MAGGIO, Eurostat certifica che il Paese e' precipitato nuovamente in recessione nel primo trimestre. I creditori vanno in pressing per tagli pari ad almeno tre miliardi entro l'anno.
   

4 GIUGNO, Atene informa il Fmi che intende accorpare i quattro pagamenti di giugno in un unico esborso, che scade il 30 giugno, per un totale di 1,6 miliardi.
   

13 GIUGNO, il presidente della Commissione Ue, Jean Claude Juncker, dice che l'accordo Atene-creditori deve essere chiuso prima della riapertura dei mercati. Non accadrà. Nessun accordo anche all'Eurogruppo del 18 giugno. E' convocato un summit per il 22, ma gia' si parla di un incontro successivo. Nel frattempo le banche rischiano i crac, con i depositi in fuga. La Bce eroga ulteriori fondi d'emergenza appena necessari a fare fronte alla situazione.
   

27 GIUGNO Il premier greco Alexander Tsipras indice il referendum per la giornata di domenica 5 luglio.
   

30 GIUGNO Atene non rispetta la scadenza con l'Fmi e non rimborsa 1,6 miliardi di euro.
   

5 LUGLIO Si svolge il referendum. Secondo i primi sondaggi, la vittoria va al No.
   

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