Politica

Giubileo, Orfini puntualizza: 'Coordinamento modello Expo'

Sono apparse sulla stampa indiscrezioni circa un decreto della presidenza del Consiglio in cui si indicherebbe il prefetto di Roma Franco Gabrielli come commissario del Giubileo che comincia l'8 dicembre

Non un commissariamento ma un coordinamento. Con un distinguo prima di tutto linguistico il presidente del Pd Matteo Orfini prova a gettare acqua sulle polemiche di questi giorni seguite alle indiscrezioni di stampa che volevano il prefetto Franco Gabrielli commissario per il Giubileo. Ipotesi non grata - sempre secondo indiscrezioni - al Campidoglio alle prese con gli strascichi della vicenda Mafia Capitale.

"Non c'è un commissariamento - ha sottolineato il presidente Pd Matteo Orfini - ma un coordinamento tra soggetti istituzionali" su mobilità,sanità e sicurezza guardando a "un modello già utilizzato, penso all'Expo in cui la Prefettura coordinava un tavolo. Si sta cercando una soluzione condivisa". "Sto ragionando - ha detto Orfini - su come rendere più forte il coordinamento tra i soggetti istituzionali. C'è qualcuno che si deve occupare di mobilità e accoglienza, il Comune, qualcuno che deve affrontare il tema dell'offerta sanitaria ai pellegrini, la Regione, qualcuno che si deve occupare di sicurezza e ordine pubblico, la Prefettura", spiega il presidente del Pd e commissario del Partito a Roma interpellato dai cronisti a margine della presentazione del progetto 'Luoghi Idea(li)' di Fabrizio Barca. L'obiettivo, spiega, è costruire un "coordinamento tra queste tre funzioni e mettere la città in condizioni di affrontare la sfida del Giubileo".

Renzi al lavoro su decreto della presidenza del Consiglio in materia

(di Serenella Mattera) Occorre coordinare il lavoro e fare ognuno la propria parte per superare le "difficoltà che ci sono". Parla di Italia, a partire dall'esperienza di Expo, Matteo Renzi. Ma nelle sue parole, spiegano i renziani, c'è l'indicazione di un metodo che il premier applicherà anche nella gestione del Giubileo che inizierà l'8 dicembre. La macchina deve essere avviata nel bel mezzo della tempesta di Mafia capitale, il che rende ancor più "politica" ogni scelta. E anche per questo a fare una sintesi delle numerose bozze di lavoro circolate sarà nei prossimi giorni il premier in prima persona, forse con un decreto della presidenza del Consiglio. Ma da Palazzo Chigi negano che l'intenzione sia quella, emersa sulla stampa, di commissariare il sindaco Ignazio Marino con il prefetto Franco Gabrielli. 

Spiegano che una delle ipotesi al vaglio e trasposta in una delle bozze prevederebbe di affidare la cabina di regia a una figura incaricata di coordinare il lavoro dei diversi soggetti ("Coordinamento, non commissariamento"). Ma non come atto di sfiducia nei confronti del sindaco, bensì come tentativo di unire le forze per sconfiggere i "gufi" che già scommettono su un fallimento. "Non sono ancora state prese decisioni", dice in mattinata da Milano il ministro Paolo Gentiloni, che aveva la delega al Giubileo nella giunta di Francesco Rutelli, che fu sindaco e insieme commissario per l'Anno Santo del 2000. Poi, a smentire frizioni con il governo arriva il Campidoglio e nel pomeriggio una telefonata Marino-Gabrielli, a testimoniare "impegno comune" per Roma, Giubileo incluso. Parole gradite a chi, nel governo e nel partito, aveva accolto con irritazione il no - che emergeva sui giornali - di Marino a ogni ipotesi commissariamento. La partita, andata avanti anche a colpi di bozze, è ancora aperta e a questo punto tutta nelle mani di Renzi. Con due punti fermi. Il primo. Le disposizioni, è stato deciso ieri, potrebbero essere contenute in una delibera, per esempio un decreto del presidente, un atto amministrativo che non deve passare al vaglio del Consiglio dei ministri. Il secondo. Il provvedimento conterrà norme generali che non prevedono l'erogazione diretta di fondi da parte del governo. Certo, ammettono fonti governative, nelle valutazioni del presidente del Consiglio non potranno non entrare eventuali evoluzioni di Mafia capitale. Il coordinamento di Gabrielli, in questa chiave, sarebbe caldeggiato da più d'uno come soluzione per tenere 'al riparo' il Giubileo, qualsiasi cosa accada. La linea del Nazareno resta la piena fiducia al sindaco Marino ("La sua estraneità è assoluta") e la volontà di rilanciare il Pd "anche tornando a parlare di politica e non solo di inchieste, nella festa dell'Unità di Roma che si aprirà il 19 giugno". "Non c'è alcuna ipotesi di commissariamento o dimissioni", assicura Stefano Esposito, commissario del Pd a Ostia. Ma tra le fila - anche renziane - del Pd sembrano aumentare gli scettici, coloro che, critici anche verso l'azione amministrativa del sindaco, sono convinti che così non si riuscirà ad andare avanti a lungo. L'attesa è per lunedì 15 giugno, quando concluderà il suo lavoro la commissione chiamata a valutare l'eventuale inquinamento mafioso degli atti del Campidoglio. A quel punto il prefetto Gabrielli avrà tempo fino a fine luglio per esprimere il suo giudizio sul commissariamento al ministro dell'Interno. Ma intanto, anche alla luce di quanto accade sul fronte giudiziario, la politica avrà tempo per valutare. "Quello che emerge è scandaloso e deve essere punito perché chi commette determinati reati deve pagare fino in fondo. Ma vedremo cosa dirà l'inchiesta e poi faremo le valutazioni del caso", dice il braccio destro di Renzi, Luca Lotti. E il premier assicura dal palco dell'Expo "una lotta senza quartiere alla corruzione". Legalità, innanzitutto: è questa la bussola.

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