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Caso Moro, Don Mennini: non l'ho confessato, ma comunque tutto è segreto

Sacerdote rivela che c'era altro 'canale di ritorno' il 5 maggio

(di Paolo Cucchiarelli)

Il grande giorno di Don Antonello Mennini a San Macuto davanti la commissione Moro: smentisce uno dopo l'altro Francesco Cossiga, ministro dell'Interno nel 1978; Corrado Guerzoni, segretario di Aldo Moro, il cardinale Capovilla, e il racconto fatto dai brigatisti Valerio Morucci ed Adriana Faranda a Maria Fida e Luca Moro nel carcere di Paliano. Tutti personaggi che hanno detto e/o saputo che l'allora Don Antonello, oggi Nunzio vaticano in Gran Bretagna, era entrato nella prigione di Moro, lo aveva confessato e comunicato. O che comunque un sacerdote era entrato nella prigione.

Una sfilza di "no" a conferma delle audizioni del 1980 davanti la precedente commissione e in Corte di Assise nel 1993.
Don Antonello ha smentito ripetutamente la "leggenda metropolitana" che - ha detto- lo insegue da anni partendo da una premessa "tecnica" che ha fatto discutere: il segreto del confessionale per lui coprirebbe non solo la conoscenza dei peccati ("E quali peccati poteva avere il povero Moro") ma anche le circostanze in cui il sacramento si realizza.

"Sono segrete cioè le circostanze della confessione, le modalità, e anche il luogo, la logistica, e questa e' una legge divina e non positiva su cui qualcuno può intervenire per modificarla. Neanche il Papa può sciogliermi eventualmente da questo segreto", ha detto il prelato. Un discorso che ha spinto dei parlamentari a chiedere se stesse dicendo: io nego la confessione e non posso dirvi altro perché tutto è segreto ma questa in effetti c'è stata. Naturalmente il sacerdote, direttamente chiamato in causa, ha smentito per una decina di volte.

Per il resto, tranne una importante novità relativa al "canale di ritorno" cioè la persona che poteva interfacciare tra Br e famiglia Moro, Mennini ha confermato quanto si sapeva.
"Non ho potuto confessare Moro e dargli la comunione durante i 55 giorni. Anzi se fossi stato nel covo avrei cercato di fare qualcosa di concreto per liberare Moro, avrei cercato di dialogare con i brigatisti, chiesto di prender me e rilasciare lui e non mi sarei certo comportato tremante come sono raffigurato nel film di Beppe Ferrara. Oppure avrei cercato di ricordare il percorso per dare informazioni utili per le indagini".

"Parlandone con la moglie di Moro ipotizzammo che, forse, il prete di cui si parla tanto era un sacerdote amico dei brigatisti". Mennini ha dato una rappresentazione sgomenta della confusione che regnava al Viminale: "Andammo da Cossiga perché un sacerdote in odore di capacità medianiche aveva indicato una possibile prigione sull'Aurelia. Cossiga(dando una rappresentazione plastica del caos che regnava attorno alla vicenda)ci raccontò che in quei frangenti riceveva richieste da esponenti politici per avere biglietti gratis per l'Opera.

Tornato a casa dissi ai miei: 'Moro lo può salvare solo la Madonna o la Provvidenza'". Il dato nuovo e' che nella telefonata del 5 maggio delle Br a Mennini (le intercettazioni che lo riguardano o sono state cancellate o risultano introvabili) il Dottor Niccolai (alias Valerio Morucci)a ffida a Don Antonello un messaggio per la signora Moro:"purtroppo la persona che lei aveva indicato non era stata rintracciata". Un fatto nuovo perche' quella lettera di Moro e' quella di addio alla famiglia nella quale si parla di uno spiraglio aperto che si era improvvisamente richiuso.
Un "canale di ritorno", ha detto il presidente Beppe Fioroni, che finora "non si conosceva".

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