Riforme: Renzi, le faremo, costi quel che costi

Accusato di fare annunci ma non riforme, incalzato dalla minoranza Pd, criticato dagli imprenditori riuniti a Cernobbio, Matteo Renzi non fa una piega. Oggi dal palco della Festa dell'Unità, a Bologna, risponderà per le rime alla sinistra del partito. Ieri, invece, risponde con i fatti al forfait al Forum Ambrosetti: prima incontra a Firenze il gigante indiano dell'acciaio Sajjan Jinda e poi, a Brescia, inaugura la rubinetteria Bonomi perchè "il governo sta con chi dà lavoro" e con chi "ha fatto grande l'Italia spezzandosi la schiena". A Renzi non basta aggiornare il sito del governo per dimostrare, con grafici e fact checking, quanto realizzato dal governo in sei mesi. Con la tappa a Brescia, il premier ha avviato un nuovo tour nell'"Italia che lavora", che continuerà nelle prossime settimane. ''Non si va da nessuna parte con le riforme senza cuore: continueremo a fare le riforme costi quel che costi", è la determinazione del presidente del consiglio. Che lunedì riunirà tutti i ministri per una stretta delle spese, cuore della spending review, perchè "anche nella pubblica amministrazione c'è troppo grasso che cola".

La sfida delle sfide sarà dimostrare nella legge di stabilità che l'Italia rispetta il 3%, fa le riforme "ma chiede più flessibilità". Un impegno che oggi il presidente uscente della Commissione Ue, José Mannuel Barroso, sembra mettere in dubbio nel suo intervento a Cernobbio. "Molti annunci ma nulla di concreto", osserva lodando le riforme avviate da Mario Monti ed Enrico Letta. "Una ricostruzione non vera", ribatte indirettamente Renzi in un'intervista a Anne Sinclair, aggiungendo che tutti gli impegni presi sono all'esame del Parlamento. Il problema di fondo per il premier è che "ci sono due Italie, quella degli ottimisti e quella dei pessimisti, di chi ci crede e di chi non ci crede. Insomma, quelli che ci provano e quella dei gufi". Per lui, invece, "l'Italia non è finita" e ce la può fare lottando contro la rassegnazione e le resistenze "di quelli che da 30 anni occupano gli stessi posti e adesso ci dicono che l'Italia non ce la fa". Ma a frenare o a mettere in dubbio la strategia del governo, non ci sono solo i "salotti buoni" ed i rigoristi europei.

La minoranza del Pd ha rialzato la testa dopo la ripresa estiva, con le critiche di Massimo D'Alema sugli effetti delle riforme, gli avvisi di Pierluigi Bersani e le varie proposte alternative che per i renziani hanno tanto il sapore di sassi sui binari del governo. Domani il premier e segretario del Pd si prepara al bagno di folla alla chiusura della Festa dell'Unità a Bologna. Per dimostrare da che parte sta arriverà con ospiti illustri: il premier francese Manuel Valls, il segretario del Psoe Pedro Sanchez ed il leader dei laburisti olandesi Achim Post. Sarà, però, soprattutto nel tradizionale comizio dal palco che Renzi chiarirà che cosa è per lui la sinistra. Non quella ripiegata su sè stessa ma quella che vince. "I radical chic hanno deciso che io non sono di sinistra ma per me la politica di sinistra non è soltanto difendere gli ideali, ma cambiare le cose", chiarisce definendosi senza timori "un uomo di sinistra". La sinistra che, è ancora convinto il rottamatore, "deve cambiare se vuole rimanere sinistra".

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