Con la Guardia Costiera sul mare di Lampedusa

In volo e in nave ricerca migranti. Le polemiche?"Salviamo vite"

Un barchino di legno, di non più di 10 metri, sembra alla deriva ma è ancorato, a 50 miglia a sud di Lampedusa. Il dubbio possano esserci persone in difficoltà trattiene l'Atr 42 della Guardia costiera in volo circolare per mezz'ora sul quel natante fantasma.

    L'equipaggio lo osserva dalle 'bubble windows', lo studia con lo zoom delle telecamere, lo segnala alla base e chiede istruzioni. Alla fine appare chiaro che la barca è vuota, forse lasciata lì dagli scafisti. O forse una di quelle che i pescherecci trainano per la pesca "a circuizione", ormeggiata al largo per poi essere recuperata in un secondo momento. Dopo un po', arriva l'autorizzazione a lasciare la posizione per tornare sull'isola.

    E' solo uno delle decine di avvistamenti che l'ANSA ha potuto seguire a bordo dell'aereo Manta 10-03, e poi ancora su una motovedetta, nei cieli e nei mari tra Lampedusa, la Tunisia e la Libia a individuare pescherecci, barconi, navi e cercare di capire se ci siano disperati in cerca di aiuto.

    "Che siano migranti o meno, non importa. Qui l'orizzonte è rivolto a sud pensando solo a salvare vite umane", dice il comandante della squadriglia della Guardia costiera di Lampedusa, tenente di vascello Giuseppe Cannarile, a bordo di una delle motovedette che riceve le segnalazioni degli avvistamenti dall'Atr, pronte a salpare in 30 minuti. "Le polemiche sull'immigrazione? A Lampedusa arrivano poco, le 120 miglia di distanza in questo caso aiutano", aggiunge Cannarile che non vede "al momento nessun nesso tra l'aumento dei flussi migratori e l'operazione Mare nostrum".

    E così le "sue" motovedette sono in mare ogni giorno. Oggi almeno due sono partite per raggiungere due "target" - come li chiamano in gergo - al largo della Libia. A bordo un medico e un infermiere del Corpo dei volontari dell'Ordine di Malta che da mesi si alternano nel dare la primissima assistenza sanitaria ai migranti salvati dal mare. Maria Grazia Mazza è una di loro, un giovane medico che "senza sale operatorie, né apparecchi sofisticati, solo zaini d'emergenza", accoglie chi fugge "dalla disperazione e dalla paura": "I tuoi sono i primi occhi che incontrano, e nei tuoi occhi cercano la salvezza".

    Anche Giada Bellanca, 30 anni, è un medico dei volontari dell'Ordine: ha passato gli ultimi 45 giorni a bordo della San Giorgio e poi della San Giusto, e si cruccia di non riuscire a spiegare a parole quello che ha visto. "La mia prima notte abbiamo salvato 1166 persone, è un numero che non dimenticherò mai", racconta. "I motoscafi sono arrivati con un morto e due persone in arresto circolatorio che per fortuna siamo riusciti a salvare. Erano giovanissimi e stremati, classe 1993, venivano dalla Nigeria, senza scarpe e con i vestiti intrisi di carburante", continua la dottoressa. "Una volta a bordo, però, da migranti diventano ospiti, e ognuno torna a essere l'ingegnere che era in Siria, il panettiere, il medico, il ragazzo che spietrava la terra con le mani. Tutti desiderano solo una cosa: la normalità".

    L'aereo della Guardia costiera è già ripartito verso sud, mentre la motovedetta sta rientrando in porto. "C'è movimento oggi", annuncia quasi tra sé e sé il comandante Cannarile: "ci segnalano dodici target".
   

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