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Messico: referendum anticorruzione, vince sì ma manca quorum

Senza almeno il 40% non c'è obbligo di indagine su ex presidenti

La stragrande maggioranza dei messicani che hanno votato in un referendum proposto dal governo si è espressa ieri a favore dell'apertura di un'indagine su eventuali reati di corruzione commessi in passato da ex presidenti, ma l'affluenza alle urne è stata molto inferiore al 40% necessario per un valore vincolante della consultazione.
    L'Istituto nazionale elettorale (Ine) messicano ha diffuso in nottata una prima stima dell'affluenza che è valutata fra il 7,07 e il 7,74% dei 93,6 milioni di cittadini aventi diritto. Il presidente dell'organismo, Lorenzo Córdova, ha indicato che i sì sono stati fra l'89,36 e il 96,28%, mentre solo fra l'1,38 e l'1,58% dei votanti si è espresso per il no, com un 2,20% che ha annullato il voto ho depositato una scheda bianca.
    I dati non sono ancora definitiv ma si stima che le tendenze raccolte preliminarmente non cambieranno molto. Voluto dal presidente Andrés Manuel López Obrador il referendum proponeva l'apertura di indagini su cinque capi di Stato non nominati esplicitamente (Carlos Salinas de Gortari, Ernesto Zedillo, Vicente Fox, Felipe Calderón e Enrique Peña Nieto) al potere in Messico fra il 1998 e il 2018.
    Preso atto dell'insoddisfacente risultato, il comitato promotore del referendum ha indicato che "la lotta per ottenere giustizia per i reati commessi da chi ha governato il Messico proseguirà con una proposta, che sarà formalizzata l'8 agosto a Città del Messico, della costituzione di un Tribunale dei popoli integrato da personalità di rilievo". I modelli ispiratori di tale iniziativa sono il Tribunale Russell o il Tribunale internazionale che esaminò i crimini commessi durante la guerra del Vietnam. (ANSA).
   

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