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Capo negoziatore Iran all'ANSA, 'non faremo marcia indietro'

Le nostre proposte sono la base per riattivare l'intesa nucleare. Le controparti presentino le loro, ma rispondano a quanto chiediamo

(di Mojgan Ahmadvand)

Gli europei esprimono "delusione e preoccupazione" per l'atteggiamento di Teheran, gli Usa tornano ad evocare la possibilità di un intervento militare, ma l'Iran del nuovo presidente ultraconservatore Ebrahim Raisi non cede: la Repubblica islamica "non farà marcia indietro" sulle sue richieste per riattivare l'accordo nucleare del 2015, afferma in un'intervista esclusiva all'ANSA il capo negoziatore di Teheran, il vice ministro degli Esteri Ali Bagheri Kani, aggiungendo che poiché sono stati gli americani a uscire da quell'intesa nel 2018, spetta a loro fare il primo passo.

Le proposte iraniane sono "logiche e fondate", afferma Bagheri sull'aereo che lo riporta a Teheran per consultazioni dopo cinque giorni di una nuova tornata di trattative svoltasi a Vienna tra Iran, Gran Bretagna, Francia, Germania, Russia, Cina, e indirettamente gli Stati Uniti. E' il settimo round dall'inizio dei negoziati, ma il primo dopo un'interruzione di oltre cinque mesi seguita all'elezione di Raisi, che ha preso il posto del moderato Hassan Rohani. La differenza, da quanto affermano le parti occidentali, è apparsa in tutta la sua portata quando Bagheri ha presentato una nuova proposta di accordo che, secondo gli europei, rimette in questione "la quasi totalità dei compromessi che erano stati difficilmente trovati" nelle sei precedenti tornate. Da parte loro gli iraniani hanno fatto sapere che il documento illustrato si divide in due parti, uno sulla revoca delle sanzioni, l'altro sul ritorno delle attività nucleari iraniane entro i limiti previsti dall'accordo di sei anni fa, che sono stati gradualmente superati. Ma da quanto spiega Bagheri, il primo aspetto è quello che dovrebbe avere chiaramente la precedenza.

"Anche l'amministrazione di Joe Biden - afferma il capo negoziatore di Teheran - ritiene che il ritiro degli Usa dall'accordo (deciso dal suo predecessore Donald Trump, ndr) è stata una mossa illegale. Quindi spetta a loro fare la prima mossa per riattivare l'intesa. Quanto agli europei, anche loro non hanno rispettato i loro obblighi per rimediare alla mossa americana". Vale a dire non si sono opposti alla logica delle sanzioni americane, che hanno inflitto pesanti danni all'economia iraniana. Bagheri respinge le critiche occidentali alle proposte da lui illustrate a Vienna: "Sono logiche e fondate e possono essere usate come base per i negoziati - afferma -. Le controparti possono presentare le loro bozze, ma ci aspettiamo che diano una risposta logica a quella iraniana".

La Repubblica islamica, assicura il capo negoziatore, crede nei negoziati e addirittura è "ottimista" sui possibili risultati. "Ma il passato comportamento non costruttivo degli altri firmatari dell'accordo e le ripetute violazioni dei loro obblighi ci impongono di non essere ingenui. Comunque vedremo cosa emerge dalla prossima tornata di trattative, che dovrebbe tenersi nei prossimi giorni".

E' evidente, tuttavia, che la strada della diplomazia riparte in salita, e il segretario di Stato americano Antony Blinken torna a parlare di possibili "altre opzioni", compresa dunque quella militare. Al che il ministro degli Esteri iraniano, Hossein Amir-Abdollahian, in un colloquio telefonico con il capo della diplomazia Ue, Josep Borrell, ha risposto affermando che "certe parti" nelle trattative "devono rinunciare alle loro affermazioni minacciose".   

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