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Siria, appello Oxfam: 'Paesi donatori non possono fallire ancora'

Nel 2015 necessari 8,7 miliardi di dollari per soccorrere circa 18 milioni di civili

“A quattro anni dall’inizio del conflitto, gli appelli lanciati dalle organizzazioni umanitarie hanno richiesto il massimo impegno da parte della comunità internazionale, ottenendo però poco in cambio  Senza gli aiuti internazionali necessari a far fronte ai bisogni della popolazione siriana, moltissime persone saranno costrette ad adottare forme di sopravvivenza disperate, come il lavoro minorile e i matrimoni precoci”. –E' questo l'appello che lancia Riccardo Sansone, responsabile emergenze umanitarie di Oxfam Italia.

Oxfam ha calcolato, sulla base delle possibilità e delle dimensioni delle economie dei singoli stati, che quasi la metà dei paesi ricchi non ha stanziato una giusta quota di aiuti: tra questi Russia (7%), Australia (28%) e Giappone (29%). Fra i paesi che invece hanno garantito la loro giusta quota, e anche oltre, troviamo il Kuwait (1107%), gli Emirati Arabi Uniti (391%), la Norvegia (254%), il Regno Unito (166%), la Germania (111%) e gli Stati Uniti (97%). A metà strada si trovano invece paesi come l’Italia che ha garantito il 58% di quanto avrebbe potuto o la Francia che con il 57%. A complicare ulteriormente il quadro umanitario, negli ultimi mesi si sono aggiunti i drastici tagli all’assistenza di base operati dalle agenzie delle Nazioni Unite e le restrizioni in vigore al confine con i paesi vicini, che stanno praticamente obbligando la popolazione a restare all’interno della Siria.

“Nei primi tre mesi del 2015 i fondi da parte della comunità internazionale sono arrivati col contagocce – ha aggiunto Sansone - il 90,2% degli aiuti richiesti negli appelli lanciati dall’ONU e della Croce Rossa non è stato ancora finanziato. I paesi donatori che si riuniranno domani per il summit in Kuwait devono e possono fare meglio dell’anno scorso, sia singolarmente che insieme”.
Oxfam chiede inoltre che i paesi ricchi accolgano, entro la fine del 2015, il 5% dei rifugiati siriani più vulnerabili; attualmente l’impegno è per meno del 2% dei 3,9 milioni di rifugiati siriani in fuga dalla guerra, per di più senza un chiaro riferimento temporale.
“L’analisi di Oxfam mostra che molti Stati europei non hanno una linea d’azione chiara – continua Sansone - molti paesi hanno offerto meno del 10% della propria effettiva capacità di accoglienza per i rifugiati siriani, tra questi il Regno Unito, la Francia, l’Italia, la Spagna, il Portogallo e la Polonia. Ogni giorno vediamo come i rifugiati rischino la vita nei drammatici viaggi della speranza attraverso il Mediterraneo, soprattutto verso l’Italia: l’Europa non può più chiudere gli occhi di fronte a questo esodo”.

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