Disordini in Irlanda del Nord, incendiato un autobus

Governo locale condanna violenze tra manifestanti e polizia

Un autobus di linea è stato preso d'assalto e incendiato ieri sera a Belfast nel corso della sesta notte consecutiva di violenze in Irlanda del Nord. Secondo quanto riporta il Guardian, il mezzo è stato attaccato in un'area che divide le comunità nazionaliste e unioniste, ha reso noto il Servizio di Polizia dell'Irlanda del Nord (PSNI). Agenti di polizia, inoltre, sono stati attaccati con lanci di pietre, copertoni e cestini della spazzatura sono stati dati alle fiamme e un fotografo di una testata giornalistica è stato aggredito. I primi ministri nordirlandese e britannico, Arlene Foster e Boris Johnson, hanno condannato le violenze. "Il modo per risolvere le differenze è attraverso il dialogo, non la violenza o la criminalità", ha twittato Johnson. 

Condanna unanime del governo locale dell'Irlanda del Nord - nella sua componente unionista guidata dalla first minister del Dup, Arlene Foster, come di quella repubblicana capeggiata dalla vicepremier dello Sinn Fein, Michelle O'Brian - delle nuove violenze esplose nella notte a Belfast: con scontri fra manifestanti e polizia, un bus bruciato, un giornalista aggredito. In un comunicato ufficiale congiunto, diffuso dopo una riunione odierna ad hoc dell'esecutivo, gli scontri - già censurati dal governo centrale di Londra e dal primo ministro britannico Boris Johnson - sono state bollate come "completamente inaccettabili".Si è trattato dell'ultima di una serie di nottate di disordini registrate da una settimana a questa parte in varie città nordirlandesi. Disordini scatenati in prima battuta da gruppi radicali unionisti: infuriati per la decisione della polizia locale di non procedere penalmente contro le violazioni della regole del lockdown anti Covid compiute da centinaia di attivisti repubblicani e dirigenti dello stesso Sinn Fein in occasione del funerale di uno storico ex esponente di spicco dell'Ira. Un episodio per il quale la stessa Arlene Foster aveva inizialmente invocato le dimissioni del comandante della Psni (Police Service of Northern Ireland), Simon Byrne, gettando secondo i repubblicani benzina sul fuoco. Nel comunicato di oggi, comunque, sia Foster sia gli alleati-rivali dello Sinn Fein, condannano come "assolutamente inaccettabili e ingiustificabili le devastazione, la violenza, le aggressioni ai poliziotti". Mentre dichiarano sostegno alla Psni nello sforzo per "mettere fine" ai disordini e "prevenire ulteriori violenze". Sullo sfondo, oltre al caso del funerale, pesano peraltro le conseguenze della Brexit: in particolare i malumori del fronte unionista contro gli accordi firmati dal governo Johnson con l'Ue per garantire il mantenimento del confine aperto fra Irlanda del Nord e Repubblica d'Irlanda - previsto dagli storici accordi di pace del Venerdì Santo 1998 - anche a costo di accettare controlli amministrativi doganali sulle merci europee in transito alla frontiera interna fra Ulster e resto del Regno Unito. Controlli dai quali Downing Street ha di fatto finora svicolato, ma che secondo gli unionisti gettano comunque un'ombra sul legame con Londra.

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