Meghan presenta il conto al Mail, spese legali e scuse

Dopo trionfo in tribunale . 'Tabloid seguita a violare la legge'

 Le scuse in prima pagina, 750.000 sterline di risarcimento per le spese legali sostenute, la restituzione delle lettere originali pubblicate. E' la richiesta pesantissima avanzata dagli avvocati di Meghan Markle nei confronti della Associated Newspapers Ltd (Anl), la società editrice che controlla gli storici tabloid nazinal-populisti britannici Daily Mail e Mail on Sunday, riconosciuta colpevole nelle settimane scorse da un tribunale londinese di aver violato la privacy e i diritti di autore della duchessa di Sussex per aver pubblicato nel 2018 lettere private inviate dalla consorte del principe Harry in tono addolorato allo 'snaturato' padre, Thomas Markle.
    L'editore ha annunciato ricorso contro il verdetto, giudicando eccessivi i costi fatturati dai legali della duchessa per i costi dell'azione giudiziaria andata avanti per mesi: costi pari in totale a 1,5 milioni di sterline, secondo l'Anl.
    Ma il dispositivo che ha dato torto su tutta la linea al tabloid è comunque esecutivo e gli avvocati di Meghan non intendono dare tregua: in un'istanza presentata al giudice d'appello Mark Warby e resa nota oggi accusano l'Anl di non aver riconsegnato le missive carpite e di continuare a sfidare la sentenza che ha definito "illegale il comportamento" delle testate. Di qui la richiesta di un'ordinanza ad hoc che imponga punitivamente il versamento preliminare e immediato di metà delle spese legali e la pubblicazione di un atto di scuse in prima pagina sia sul Mail on Sunday sia sul Mail online. Nonché la restituzione di tutti gli originali delle lettere ottenute "illegalmente" da Thomas Markle, oltre alla "distruzione" sia di qualunque copia di quei testi, sia di appunti e note ad essi legati. Si tratta di provvedimenti minimi necessari, nelle parole dell'avvocato Ian Mill, citato dal Guardian, per costringere il Mail ad accettare con un riconoscimento pubblico la vittoria legale della 39enne duchessa; e nello stesso tempo per "scoraggiare futuri trasgressori della legge". 
   

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