Responsabilità editoriale Xinhua.

Cina: ecco gli 'Sherlock Holmes' sulle tracce del virus

Come lavorano epidemiologi Pechino per risalire a fonti contagio

(ANSA-XINHUA) - PECHINO, 30 GIU - Fuori dal reparto di isolamento dell'ospedale dedicato al coronavirus, Li Ruoxi, che ha appena completato la 'vestizione' con l'equipaggiamento protettivo, è tutto sudato per colpa dell'ondata di caldo estivo che ha investito Pechino. Li, 33 anni, è stato un investigatore epidemiologo del Centro per la prevenzione e il controllo delle malattie (CDC) del distretto di Fengtai per sette anni. Quando si verifica un'epidemia, deve tracciare le attività dei casi confermati nel più breve tempo possibile, analizzare il percorso dell'infezione e la catena di trasmissione e decidere le misure tempestive da adottare per fermare la diffusione del virus, in modo da mantenere la popolazione infetta in un minimo raggio d'azione. "Siamo gli 'Sherlock Holmes' sulle tracce del virus", commenta Li.
    Dall'11 giugno, Pechino ha riportato più di 300 casi confermati trasmessi a livello locale, la maggior parte dei quali nel distretto di Fengtai. L'individuazione di nuovi casi ha messo sotto pressione Li e i suoi colleghi. Li alle 13 ha appena finito il suo turno del mattino, quando riceve un messaggio da un'agenzia di analisi che dice che un bambino di 3 anni è risultato positivo al tampone per la Covid-19 ed è stato trasferito all'ospedale designato per la quarantena.
    Dopo aver esaminato le informazioni preliminari del caso attraverso una telefonata, Li prepara i dispositivi di protezione e le forniture per la sterilizzazione e guidato la sua squadra all'ospedale. Yang Xiaoxing, che è a capo del gruppo di indagine epidemiologica del CDC, distretto di Fengtai, spiega che il gruppo è attualmente composto da più di 70 membri divisi in piccole squadre di tre membri ciascuna. Entrando nel reparto di isolamento, Li inizia a fare domande alla madre del bambino sulle loro recenti attività e sulla storia dei contatti nei 14 giorni prima che il bambino risultasse positivo. L'investigatore ripercorre con la madre i dati delle chat sulle applicazioni di messaggistica, i dati di pagamento dei cellulari e altri dettagli per aiutarla a ricordare cosa avevano fatto e dove erano stati. "Le nostre indagini riguarderanno dettagli specifici, come i mezzi di trasporto che hanno usato e persino il tipo di mascherine che indossavano quando sono venuti in contatto con gli altri", dice Li. L'indagine dura circa un'ora, durante la quale Li e la sua collega fanno 50 domande, incrociando informazioni e alla fine giungono alla conclusione preliminare che il bambino ha consumato un pasto insieme a un parente che era stato confermato in precedenza. A questo punto Li ha il compito di rintracciare questi stretti contatti, ricordare alle loro comunità di adottare misure preventive e completare il rapporto d'indagine. "Oltre a fare domande e a scrivere rapporti, forniamo anche assistenza umanitaria", spiega Yang. "Alcuni pazienti si rivolgono a noi per chiedere aiuto quando sono in difficoltà. Noi lo segnaliamo tempestivamente e aiutiamo così a risolvere il problema".
    Una coppia a cui era stata diagnosticata la COVID-19 aveva un bambino di un anno non sorvegliato. Una volta ricevuto il messaggio, Yang ha fatto del suo meglio per aiutarli a risolvere il problema. Alla fine anche il test del bambino è risultato positivo. "Qui ci sono una notizia cattiva e una buona. Almeno il bambino non sarà separato dalla madre", ha detto Yang. Il campione di acido nucleico viene raccolto durante il giorno, ma i risultati arrivano di solito di notte. Ma non c'è tarda ora che tenga: appena viene segnalato un tampone positivo gli investigatori si precipitano sul posto. Nel loro ufficio, scatole di noodle istantanei e bottiglie di acqua minerale sono ammucchiate sulla scrivania, sotto alla quale è ripiegata una brandina. Alcuni investigatori che hanno finito il loro lavoro notturno si addormentano su quel letto, a volte anche senza mangiare. "Di solito lavoriamo più di 20 ore al giorno", confessa Yang. Grazie agli sforzi di questi investigatori epidemiologici, la fonte del contagio a Pechino è stata identificata in un periodo di tempo molto breve e sono state immediatamente adottate misure di risposta per prevenire la diffusione del virus infettivo. Li confida che questo è il periodo più impegnativo e stressante da quando ha accettato questo lavoro: "Ma solo se rintracciamo in tempo la posizione del virus - conclude - possiamo rendere più sicure le persone". (ANSA-XINHUA).
   

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