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Filippine: Duterte, non collaborerò mai con la Cpi

Nell'indagine per gli omicidi durante la guerra alla droga

MANILA - Il presidente delle Filippine Rodrigo Duterte "non collaborerà mai" con l'indagine della Corte penale internazionale sugli omicidi durante la guerra alla droga nel Paese. Lo ha annunciato oggi il suo portavoce, bollando l'inchiesta come "legalmente sbagliata". Il procuratore capo del Cpi Fatou Bensouda ieri ha chiesto l'autorizzazione per approfondire le accuse alla polizia filippina di aver ucciso decine di migliaia di civili tra il 2016 e il 2019.
    Duterte è stato eletto nel 2016 dopo una campagna nella quale aveva promesso di sbarazzarsi del problema della droga nel Paese ordinando apertamente alla polizia di uccidere i sospettati di droga se le loro vite erano in pericolo. "Il presidente non collaborerà mai fino alla fine del suo mandato, il 30 giugno 2022", ha detto ai giornalisti Harry Roque, sottolineando che la Corte penale internazionale non ha giurisdizione nelle Filippine che l'hanno lasciata nel 2019.
    "Siamo paragonati a Paesi come il Darfur, aree in cui non esiste un governo che funziona. Non è giusto", ha detto ancora il portavoce del presidente.
    Secondo i dati ufficiali, più di 6.000 persone sono state uccise in oltre 200.000 operazioni antidroga condotte da luglio 2016. Ma le organizzazioni per la difesa dei diritti umani stimano che il numero dei morti potrebbe essere molto più alto.
   

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