Birmania: altri 7 morti, bilancio vittime sale a 557

Ong, agli arresti 2.658 persone

    Almeno altri sette morti si sono aggiunti ieri alla lunga lista delle vittime delle proteste anti golpe in Birmania, con un bilancio complessivo aumentato a quota 557 nelle ultime 24 ore: lo riporta l'Associazione per l'assistenza ai prigionieri politici (Aapp). Secondo l'organizzazione non profit per la difesa dei diritti umani basata in Thailandia, nella giornata di sabato sono state uccise quatto persone, mentre altre tre avevano perso la vita nei giorni scorsi ma non erano state conteggiate. Attualmente un totale di 2.658 persone si trovano in carcere.
    Intanto la popolazione ha cominciato a protestare anche con uova pasquali dipinte con slogan contro la giunta militare. In un Paese in cui il buddhismo è la religione più diffusa e dove i cristiani non superano il 4% della popolazione, decine di persone di diversi credi hanno fatto ricorso a questa forma di protesta, tracciando scritte quali 'democrazia' o ' salvate il popolo' sui gusci di uova sode per poi lasciarle sull'uscio delle case.
    Fotografie diffuse sui social media mostrano uova con l'immagine di Suu Kyi e con il saluto con le tre dita diventato simbolo degli oppositori. Secondo il gruppo locale di monitoraggio Assistance Association for Political Prisoners (Aapp) sono 557 le persone uccise nella repressione delle manifestazioni contro il colpo di Stato.
    Da parte sua, la compagnia petrolifera francese Total ha reso noto che resterà nel Paese in nome della sicurezza del proprio personale e per non privare di elettricità milioni di birmani e tailandesi. L'amministratore delegato, Patrick Pouyanné, si è impegnato inoltre a finanziare le ong per i diritti umani che operano nel Paese.
    "Abbiamo deciso di fermare i nostri progetti e le nostre perforazioni in Birmania, ma continuiamo a produrre gas - ha detto Pouyanné -. Non per mantenere i nostri profitti, né per continuare a pagare le tasse alla giunta militare, ma per garantire la sicurezza del nostro personale, dipendenti e dirigenti, per evitare loro la prigione o il lavoro forzato e soprattutto per evitare di peggiorare ulteriormente le condizioni di vita di queste popolazioni tagliando l'elettricità a milioni di persone". Inoltre, "poiché non posso prendere la decisione di interrompere la produzione ..., oggi prendo la decisione di pagare alle associazioni che lavorano per i diritti umani in Birmania l'equivalente delle tasse che dovremo pagare allo Stato in futuro", ha concluso.
    La Total, presente in Birmania dal 1992, ha pagato circa 230 milioni di dollari alle autorità birmane nel 2019 e circa 176 milioni nel 2020 sotto forma di tasse e "diritti di produzione", secondo documenti pubblicati dalla stessa multinazionale. L'esercito birmano controlla la compagnia nazionale Myanmar Oil and Gas Enterprise (MOGE), che ha un accordo di partnership con la Total.

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