Karibuni, "benvenuti" nell'Africa dei ricordi

Il libro di Giancarlo Di Giacinto pubblicato con Amazon

Quello di "Karibuni", di Giancarlo Di Giacinto, è il racconto di una grande storia d'amore. Un amore per l'Africa che ha accompagnato l'autore per tutta la vita senza affievolirsi mai.
    Di Giacinto ha girato per anni, in lungo e in largo, il continente africano e ora, complice il lockdown imposto dal Covid che ha costretto tutti a fare i conti con se stessi, ha deciso di tornare a rivivere quelle grandi emozioni per tradurle in un racconto denso ed affollato da offrire anche a chi quell'Africa non l'ha conosciuta mai. La sua è una testimonianza preziosa non solo perché comincia negli anni '60 quando lui, appena sedicenne, resta un'intera estate nel Ghana dagli zii che si sono trasferiti lì per lavoro - lo zio Ugo, geometra, lavorava in un'impresa che costruiva strade - ma anche perché lo stile della sua narrazione è sempre coinvolgente e mai cinico o spietato, come a volte lo sono molti libri che raccontano l'Africa.
    "Karibuni", che significa "benvenuti", non è un semplice diario di viaggio, ma una sorta di 'ponte' tra la cultura africana, animista e colorata, e un modo di sentire europeo, decisamente romantico. Le sue descrizioni non sono mai affettate o banali, ma sempre cariche di positività. Mangiare cibi sconosciuti e dormire in una capanna di fango nel cuore della giungla a lume di candela, ad esempio, è descritta come "un'esperienza meravigliosa", "indimenticabile", perché ciò che gli è rimasto dentro di quella notte non è il disagio, ma il ricordo di un'accoglienza "straordinaria" fatta di totale condivisione e semplicità tra persone che avevano tanto da raccontarsi.
    Di Giacinto, infatti, per costruire nel modo più solido questo 'ponte' tra culture così diverse, decide di imparare lo swahili mentre si trova in Tanzania, il paese scelto dopo aver passato la selezione al ministero degli Esteri per 'lettore incaricato locale'. "Studiare lo swahili - racconta - è stato un atto d'amore" oltre che un "mezzo essenziale" per conoscere questa parte del mondo. Ed è proprio grazie alla profonda conoscenza della lingua che stabilisce un contatto più profondo con le persone che incontra: dal maestro Abdallah, conosciuto a Zanzibar, all'amica, governante e confidente Marta. Per non parlare di Madaraka, il figlio del presidente della Tanzania, Nyerere, che nel 1976 predicava ideali di pace e tolleranza.
    Leggendo "Karibuni" si riesce a fare il giro del continente: si comincia dal Ghana, ma poi si va in Uganda, in Tanzania, in Kenya, in Somalia - dove Di Giacinto insegna italiano all'università di Mogadiscio - Eritrea, passando per isole magiche come Lamu, dalle bianche case in stile arabo con freschi cortili interni e stanze separate da tende e dagli stretti vicoli 'vichochoro' in cui a stento si riesce a passare una persona per volta. Il libro è ricco di aneddoti e personaggi ai limiti del fantastico, fuori dallo spazio e dal tempo, perché nell'Africa vissuta dall'autore, come dice uno "dei proverbi ripetuti più di frequente", la "fretta non porta bene" e spesso è la 'magia' a governare gli eventi.
    E' comunque la natura la vera protagonista di questo lungo racconto africano. Non solo gli animali presenti ovunque, dai leoni che si arrampicano sugli alberi agli elefanti grandi come montagne, ma soprattutto il mare. Quello che si riesce a guardare dalla finestra in una notte di luna piena e che lascia senza parole, a quello le cui onde travolgono e confondono.
    Le foto color seppia, scelte con cura per trasmettere il vero senso di ogni peregrinazione, acuiscono l'importanza del ricordo. Un ricordo che Di Giacinto fa diventare con il suo libro "Karibuni" patrimonio comune. (ANSA).
   

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