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Corea Nord: assurda offerta di Seul di aiuti in cambio nucleare

Sorella Kim Jong-un, 'nessuno baratta destino con torta di mais'

PECHINO - La Corea del Nord respinge con forza e sdegno la proposta sudcoreana di aiuti economici a fronte dell'abbandono delle sue ambizioni nucleari. Kim Yo-jong, la potente sorella del leader Kim Jong-un, ha definito l'offerta "l'apice dell'assurdità" e ha escluso la possibilità di colloqui faccia a faccia tra i leader dei due Paesi.
    La netta presa di posizione è maturata a pochi giorni dalle parole del presidente sudcoreano, , su un piano di aiuti "audace" che includerebbe cibo, energia e sostegno alle infrastrutture in cambio della cancellazione del programma di armi nucleari da parte di Pyongyang.
    In un commento sul Rodong Sinmun, la voce del Partito dei Lavoratori, Kim Yo-jong ha affermato che il suo Paese non aveva intenzione di rinunciare alle sue armi in cambio di aiuti economici: "Nessuno baratta il proprio destino con la torta di mais", ha tuonato Kim, il cui commento è stato rilanciato dall'agenzia Kcna.
    Secondo gli analisti, la proposta di Yoon aveva poche possibilità di successo, avendo Pyongyang chiarito da tempo che non avrebbe rinunciato ai suoi armamenti atomici. Kim Yo-jong, che sovrintende agli affari intercoreani e che svolge un ruolo sempre più centrale di stretta confidente del fratello, ha messo anche in dubbio la sincerità di Yoon nella richiesta di un miglioramento dei legami transfrontalieri con Seul, che continua a prendere parte alle manovre militari congiunte con gli Stati Uniti e non impedire agli attivisti di lanciare volantini di propaganda attraverso il confine lungo il 38/mo parallelo.
    Il baratto delle armi nucleari per la cooperazione economica "è il grande sogno, speranza e piano di Yoon", definito "semplice e ancora infantile. Escludiamo in termini netti che ci si possa sedere in un faccia a faccia con lui".
    La scorsa settimana, la Corea del Nord ha minacciato di "spazzare via" le autorità di Seul per il focolaio di Covid-19, a meno di un mese dopo che Kim Jong-un aveva affermato che il suo Paese era "pronto a mobilitare" la sua capacità nucleare in qualsiasi guerra con gli Stati Uniti e la Corea del Sud.
   

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