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Le mogli di Azov: "Salvate Mariupol"

Chiedono armi e corrodi umanitari. 'Fateli uscire dall'inferno'

"Sto bene, sono ancora vivo. Chiama mia madre e dille che sto bene, se lo faccio io si mette a piangere". Dall'acciaieria Azovstal, Pavlo riesce a sentire la sua Olya una volta a settimana. "Lui mi dice che va tutto bene, ma io lo so che non è vero: stanno finendo il cibo e le munizioni. Non c'è più tempo da perdere", racconta lei all'ANSA. Appena 20 anni come suo marito, sposato da uno, la moglie del soldato del battaglione Azov, circondato dai russi a Mariupol, è venuta apposta a Kiev da Ternopil, nell'ovest dell'Ucraina, per manifestare nella celebre Maidan insieme ad altre decine di mogli, madri, sorelle. Chiedono di far evacuare i civili e i feriti, di salvare i loro uomini intrappolati o di fargli arrivare più armi perché possano resistere ancora. Il viso dipinto di rosso sangue o dei colori della bandiera nazionale, in braccio dei peluche, anche questi insanguinati, per ricordare che nei cunicoli dell'acciaieria ci sono anche dei bambini. Intonano l'inno nazionale, scandiscono slogan, innalzano cartelli rivolti al governo ucraino, all'Onu, alla Croce Rossa, ma anche a Joe Biden, a Emmanuel Macron, a chiunque sia disposto ad aiutarle. 

Il grido delle mogli dei soldati del battaglione Azov: 'Salvate Mariupol'

"Salvate Mariupol", "Salvate i nostri soldati", "Salvate Azovstal", "Salvate Azov", ripetono all'unisono mostrando le insegne del controverso battaglione dalla matrice neonazista, diventato uno dei simboli della resistenza della città portuale all'aggressione russa. "Siamo qui per chiedere al nostro governo e alla nostra gente di risolvere questa situazione, di chiedere più armi all'Europa e agli Stati Uniti, e alle parti terze come la Turchia di Erdogan di venire a salvare i civili, i feriti e di tirare fuori i nostri soldati da questo inferno", aggiunge Olya. Da Mariupol arriva anche la proposta del comandante della 36/a brigata dei marines ucraini, il maggiore Serhiy Volyna, di adottare il "modello Dunkerque", dove nel 1940 i britannici evacuarono oltre 300.000 soldati dalle spiagge del nord della Francia. "Mariupol, quanti ancora?", recita un altro poster con la foto di un uomo che piange un bambino, mentre nella piazza altri bimbi, ignari e fortunati, giocano a rincorrersi tra file di tulipani rossi e alberi in fiore. La bandiera gialla e blu sulle spalle, Valentina, 26 anni, nasconde le lacrime dietro a grandi occhiali da sole. Il suo V

alery, come lei originario di Mykolaiv, "due settimane fa è stato ferito alle gambe e al volto. Ha detto che non vedeva più niente. Però mi ripete che 'è meglio morire con le armi in pugno che morire in un ospedale'". "Devono mandargli altre armi, garantire corridoi umanitari o scambi di prigionieri", dice ancora Valentina, che con Valery progetta "una grande famiglia, con tanti figli, quando tutto questo sarà finito". "Mio marito deve tornare sano e salvo", si commuove e abbraccia l'amica. Le compagne di sventura cantano sempre più forte. Tra loro riescono a sorridere ma davanti alle telecamere dei giornalisti sanno mettersi in posa, i volti tesi, gli sguardi corrucciati o assenti. Due anziani si godono il sole di una primavera incombente seduti su una panchina nel centro di Maidan ancora svuotata dalla guerra e circondata da sacchi di sabbia e cavalli di Frisia. Dall'altro lato del Khreshchatyk, lo stradone a sei corsie che taglia in due la piazza, due stele aggiornate ogni giorno riportano il numero delle vittime: 4.436 ucraini e 34 stranieri "uccisi da Putin".

Ucraina, Volynsky: 'Oltre 600 soldati feriti nell'acciaieria Azovstal'


   

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