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Cina: Rsf denuncia, detenuti almeno 127 giornalisti

'Pechino è il più grande sequestratore di reporter al mondo'

(ANSA) - PECHINO, 08 DIC - Un nuovo rapporto di Reporters sans frontières (Rsf) punta il dito contro la Cina, indicata come "il più grande sequestratore di giornalisti al mondo" con almeno 127 di loro in stato di detenzione.
    Pechino, in particolare, sta conducendo una "campagna di repressione senza precedenti" contro il giornalismo, giustificando gli arresti di reporter sul fronte domestico con le accuse di "provocare disordini". Un contesto, poi, peggiorato con la pandemia tanto che almeno 10 giornalisti e commentatori online sono stati arrestati per aver riferito le delicate e complesse vicende legate alla crisi del Covid-19 partita dalla città di Wuhan, il focolaio della pandemia.
    Uno di loro, l'ex avvocata Zhang Zhan, si era inizialmente recata a Wuhan nel febbraio 2020 dopo aver letto un post online di un residente sulla vita in città durante l'epidemia. Una volta lì, aveva iniziato a documentare ciò che aveva visto per le strade e negli ospedali in livestream, nonostante le pesanti minacce delle autorità. I suoi lavori documentati sono stati ampiamente condivisi sui social media, creando ulteriore disappunto da parte delle autorità.
    Zhang, in seguito, è stata giudicata colpevole per "aver raccolto litigi e provocato problemi", un'accusa che viene comunemente mossa contro attivisti che minacciano il controllo del governo sui flussi di informazione, trovandosi ora in carcere e in condizioni di salute molto critiche..
    Il rapporto di Rfs, composto da 42 pagine, ha riferito come le autorità cinesi abbiano usato la lotta al terrorismo come pretesto per detenere i giornalisti uiguri che si occupavano delle vicende dello Xinjiang. La Cina è stata accusata di aver commesso crimini contro l'umanità contro quelli la minoranza musulmana di etnia uigura della grande provincia del nordovest.
    Un'assistente reporter dell'ufficio di Bloomberg News a Pechino, Haze Fan, è in stato di detenzione da fine 2020, senza che siano disponibili informazioni sul suo conto e sul suo caso Rsf ha classificato la Cina al 177esimo posto sui 180 considerati nel World Press Freedom Index 2021, appena due posti sopra la Corea del Nord. (ANSA).
   

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