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Biden, con Xi concordato di rispettare accordo Taiwan

Lo dice il presidente americano ai cronisti

    Joe Biden ha detto di aver parlato con il presidente cinese Xi Jinping su Taiwan e di aver concordato il rispetto dell'accordo sull'isola. "Abbiamo concordato, rispetteremo l'accordo di Taiwan", ha risposto ai cronisti tornando alla Casa Bianca dal Michigan. 

Tuttavia, non è chiaro a quale accordo si riferisse: Washington ha una "politica della Unica Cina" di lunga data in base alla quale riconosce in via ufficiale Pechino piuttosto che Taipei sulla base di tre comunicati congiunti, sei assicurazioni e il Taiwan Relations Act, che rende chiara la decisione Usa di stabilire relazioni diplomatiche con la Cina poggiando sull'aspettativa che il futuro dell'isola sarà determinato con mezzi pacifici. La Cina però caratterizza quelle dichiarazioni - che non sono accordi - in modo diverso. Appena due giorni fa, a opera del ministero degli Esteri, Pechino ha ribadito che le politiche statunitensi sono state unilateralmente "inventate", seguendo un filone che contesta periodicamente i governi quando sviano dal "principio della Unica Cina" che dichiara Taiwan come una provincia della Cina.

Biden ha inviato il consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca Jake Sullivan per colloqui con il capo della diplomazia del Partito comunista Yang Jiechi, in programma oggi in Svizzera, a Zurigo, poiché i due Paesi si trovano in disaccordo su una serie di questioni, tra cui Taiwan e il corposo dossier sul commercio.

   Ma a Taiwan si esprimono dubbui. "La Cina sarà in grado di organizzare un'invasione su vasta scala di Taiwan entro il 2025", afferma il ministro della Difesa dell'isola Chiu Kuo-cheng, secondo il quale le attuali tensioni bilaterali sono le peggiori degli ultimi 40 anni. Parlando con il China Times, Chiu ha detto che la Cina è già in grado ora, ma sarebbe completamente pronta a lanciare un'invasione in tre anni: "Entro il 2025, la Cina ridurrà i costi e gli attriti ai minimi. Ha la capacità ora, ma non inizierà facilmente una guerra, dovendo prendere in considerazione molte altre cose ". Pechino ha inviato quasi 150 aerei da guerra in soli quattro giorni di fila a ottobre nella zona di difesa aerea di Taiwan, a partire dal primo giorno del mese, anniversario della fondazione della Repubblica popolare. La Cina rivendica Taipei come parte "inalienabile" del suo territorio promettendo la riunificazione anche con l'uso della forza, se necessario. Il governo di Taiwan, al contrario, afferma che l'isola è già una nazione sovrana senza bisogno di dichiarare l'indipendenza. Ieri, la presidente Tsai Ing-wen ha scritto in un articolo pubblicato dalla rivista Foreign Affairs assicurando che Taiwan non sarebbe stata "avventurista", ma che avrebbe fatto "tutto il necessario" per difendersi, mettendo in guardia che la caduta dell'isola per mano della Cina avrebbe "conseguenze catastrofiche per la pace regionale e il sistema di alleanze democratiche. Segnalerebbe che nel contesto globale dei valori odierni, l'autoritarismo può avere la meglio sulla democrazia". I commenti di Chiu sono giunti quando il parlamento taiwanese ha esaminato il budget speciale per la difesa da 8,6 miliardi di dollari, i cui due terzi verrebbero spesi in armi anti-nave come i sistemi missilistici terrestri, insieme a un piano di produzione di massa di missili di sviluppo domestico e navi "ad alte prestazioni". Taiwan è ampiamente surclassata dalle forze armate cinesi, concentrandosi sullo sviluppo di un sistema di difesa asimmetrico o a "istrice" per scoraggiare o respingere un'invasione di terra. Ha anche fatto pressioni per l'intelligence e il supporto logistico di altre nazioni tra cui Australia, Giappone e Stati Uniti, che vendono anche armi all'isola.


   

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