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Al-Qaida torna a far paura 20 anni dopo

Usa in allerta per lo spettro di una riorganizzazione con il ritorno dei talebani

L'America si avvicina all'11 settembre nel timore di un nuovo attentato e nelle città più a rischio è già scattato lo stato di allerta rafforzata, a partire da New York. Al-Qaida, o quel che resta dell'organizzazione che mise in ginocchio il Paese più potente del mondo, torna a fare paura 20 anni dopo le Torri Gemelle.
Si paventa un colpo di coda in una ricorrenza tonda, una zampata per dimostrare che il gruppo non è stato debellato dopo la fine della più lunga guerra americana, quella in Afghanistan. Sarebbe un colpo fatale per Joe Biden, dopo la sua controversa decisione di ritirarsi dal Paese per aver completato "da tempo" la missione di neutralizzare la rete che aveva organizzato l'attacco.

Benché il suo fondatore Osama bin Laden sia stato ucciso in Pakistan dalle forze speciali Usa nel 2011 sotto Barack Obama e il numero due Qassim al Raymi da un drone nel 2020 in Yemen sotto Donald Trump, Al-Qaida resta attiva, avvisa l'intelligence statunitense, ricordando che il network terrorista nella penisola arabica ha diffuso recentemente la prima copia in inglese del suo magazine 'Inspire' in oltre quattro anni. E ora potrebbe riorganizzarsi in Afghanistan dopo la presa del potere dei talebani, che avevano ospitato i suoi militanti a fine anni '90. Per questo, già alla vigilia della caduta di Kabul a metà agosto, il segretario alla Homeland security Alejandro Mayorkas ha lanciato un'allerta per la "rafforzata minaccia" negli Usa di attacchi terroristici in vista del ventesimo anniversario dell'11/9. Una minaccia che include il terrorismo domestico ma soprattutto legata a "quelli ispirati o motivati da terroristi stranieri e altre influenze straniere maligne", come Al-Qaida. Attori che "stanno sfruttando sempre di più i forum online per influenzare e diffondere narrative estremiste e promuovere attività violente".

Ma non è solo lo spettro di Al-Qaida a far paura. C'è anche quello dello Stato Islamico e delle sue filiali, come l'Isis-k, che ha rivendicato il recente attentato di Kabul nel quale sono morti 13 soldati americani e circa 200 civili afghani. E l'eliminazione show nel 2019 del leader dell'Isis Abu Bakr al-Baghdadi in Siria da parte di Trump non basta a cancellare le preoccupazioni.
Più che di un attentato in grande stile, si teme l'azione di qualche individuo radicalizzatosi in America. O di un infiltrato. Come successo del resto nel dicembre 2019 nella base navale Usa di Pensacola in Florida, dove Mohammed Saeed Alshamrani, un ufficiale dell'aviazione saudita in addestramento, ha ucciso tre persone prima di essere eliminato da due agenti. A distanza di mesi l'Fbi ha scoperto che era rimasto regolarmente in contatto per anni con Al-Qaida, anche la notte prima del suo attacco, postando messaggi ostili contro gli Usa. Dopo il ritiro dall'Afghanistan, Joe Biden ha promesso di continuare la lotta al terrorismo nel mondo senza più boots on the ground ma con capacità 'over-the-horizon', ossia con tutti i mezzi che offre oggi la tecnologia, dai droni ai satelliti. Ma dovrà evitare anche fallimenti nei monitoraggi del terrorismo che si annida in casa. 
   

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