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L'italiano rapito ad haiti, chiesti 500 mila dollari di riscatto

Impegnato nella costruzione di strade. Probabile scopo estorsivo

Mezzo milione di dollari. A tanto ammonterebbe il riscatto chiesto dai rapitori di Vanni Calì, l'ingegnere italiano sequestrato ieri ad Haiti nel cantiere dove stava lavorando. Una richiesta che, secondo fonti che seguono da vicino la vicenda, è molto più alta della media dei riscatti in un Paese tra i più poveri al mondo dove negli ultimi anni la piaga dei sequestri a scopo estorsivo è aumentata in maniera spaventosa. Solo l'anno scorso ce ne sono stati ben 243.

Rapito da "sconosciuti" nel cantiere dove stava lavorando ad Haiti. Calì., 74 anni, ingegnere, era nel Paese per conto della ditta di costruzioni Bonifica Spa, con sede a Roma: si stava occupando proprio della costruzione di una strada. Il sequestro, avvenuto stamattina, sarebbe da ricondurre a scopi estorsivi, secondo quanto è trapelato stasera da fonti informate. La notizia è stata confermata dalla Farnesina. L'Unità di Crisi del ministero è stata immediatamente attivata e sta seguendo il caso in raccordo con le altre competenti articolazioni dello Stato, con l'ambasciata italiana a Panama e con il console onorario sul posto.

Al momento del rapimento, assieme al connazionale c'era anche un altro tecnico, di cui per ora si ignora la nazionalità, che potrebbe essere stato anch'egli sequestrato, sebbene al riguardo non ci siano conferme. Il rapimento, ha raccontato l'ambasciatore italiano a Panama Massimo Ambrosetti contattato telefonicamente dall'ANSA, è avvenuto quando i due stavano effettuando dei rilievi in un'area di intervento del progetto. Giovanni C. è responsabile della posa dell'asfalto sulla strada che collega i dipartimenti del Centro e del Nord di Haiti. "Haiti sta vivendo un'esplosione di rapimenti ed una condizione di insicurezza che condiziona tutta la popolazione", ha osservato l'ambasciatore Ambrosetti, per il quale la tipologia di questo sequestro è senz'altro la stessa di quella vista nei casi già avvenuti, ossia a scopo di estorsione.

Secondo fonti locali, gli autori sarebbero da ricondurre ad una nota gang locale chiamata '400 Mawozo', già nel mirino delle forze dell'ordine, e il luogo del rapimento è una località chiamata Croix des Bouquets. Haiti, uno fra i Paesi più poveri al mondo le cui condizioni si sono aggravate esponenzialmente con il terremoto del 2010, ha visto effettivamente crescere negli ultimi anni la piaga dei sequestri a scopo di riscatto: 243 nel solo 2020, rispetto ai 78 dell'anno precedente. Fra i casi più recenti e clamorosi, il sequestro l'11 aprile di sette religiosi cattolici, tutti prelevati a forza da un albergo della capitale Port-au-Prince, proprio dalla gang '400 Mawozo': tre preti e una suora haitiani, un sacerdote e una suora francesi, per i quali è stato chiesto il pagamento di un milione di dollari. I rapimenti sono diventati così comuni, a tutti i livelli, che a volte i parenti - come scrive Abc News - diffondono messaggi attraverso le radio, supplicando di non uccidere gli ostaggi e invitando la gente a raccogliere collette. E sono comuni i casi di persone povere che offrono poche cose, oggetti materiali, come riscatto per qualcuno finito nelle mani dei banditi. I rapitori normalmente chiedono cifre che variano fra i 300 mila ed il milione di dollari. "Nessuno fra gli haitiani possiede cifre del genere", ha raccontato ad Abc padre Jerome, sequestrato e poi liberato.

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