Colpito Sursock, simbolo 'dolce vita' Beirut

Spazzati via i ricordi della nobildonna italiana Donna Maria

La biancheria con le iniziali cucite in maniera discreta è dispersa sul pavimento, ricoperto di schegge delle finestre fracassate a terra. Un liuto con il marchio di quello che era stato uno dei più abili mastri liutai di tutto il Levante è riverso a terra, con la cassa intarsiata spaccata, vicina a un bambinello senza presepio, ancora con le braccia aperte.
    L'esplosione che martedì scorso ha ucciso più di 150 persone e che ha devastato Beirut non ha risparmiato nemmeno l'antica residenza Sursock, simbolo della dolce vita beirutina, costruita in epoca ottomana e dimora, per decenni, della nobildonna italiana Maria Serra di Cassano (1886-1966), moglie dell'allora influente imprenditore, diplomatico e politico Alfred Sursock.
    Quella che per anni è stata descritta come una delle ultime isole di storia rimasta in piedi in una Beirut trasfigurata dalle guerre e dalle ricostruzioni selvagge, è ora un corpo maciullato al suo interno. Le mura esterne sono intatte. Ma già dalla vista del pesante portale d'ingresso divelto ci si accorge che il peggio si scoprirà entrando.
    Un senso di familiarità e di estraneità colpisce: il profumo intenso è quello di sempre, dell'ebano del mobile ligneo all'ingresso. Gli arazzi variopinti, intonsi, sulle pareti laterali non possono però nascondere la sorpresa nel vedere l'ampio salone colonnato, ibrido di architettura islamica e occidentale dei primi dell'800, devastato dalla furia della deflagrazione del porto.
    Larghi vassoi ottomani di ottone, scarpe spaiate, antiche spazzole, specchi col manico d'argento, frammenti di vasi cinesi, lampade di vetro di Murano, libri, fotografie, lettere, persino il Libro d'oro con i nomi degli ospiti, illustri e sconosciuti, che hanno varcato la soglia di questa piccola reggia sono dispersi sul pavimento e sui divani damascati. Come se se un dio folle avesse voluto frullare frammenti della grande Storia con le storie personali e intime degli abitanti di ieri e di oggi di un luogo, che a vederlo così, non sarà più quello di ieri. A una parete rimane la miniatura islamica. L'argenteria è però esplosa fuori dalle bacheche di vetro.
    All'ingresso, senza molte parole ma con la gentilezza di sempre, Roderick Sursock, terzogenito e uno degli eredi della casata Sursock. Gli altri tre figli sono sparsi tra l'Italia e l'Irlanda. L'Italia qui è di casa. Roderick è nipote di Alfred e di Donna Maria, così come tutti ricordano a Beirut e in Libano Maria Serra di Cassano, della celebre famiglia nobile napoletana.
    Roderick non è rimasto ferito nell'esplosione ma ha la moglie e l'anziana madre in ospedale. Entrambe se la caveranno ma sono traumatizzate. La madre, Yvonne Sursock Cochrane, ha 98 anni ed è anch'ella italiana in quanto unica figlia di Donna Maria e di Alfred Sursock. Per anni, prima e dopo la guerra civile libanese (1975-90), Yvonne (anche nota come Lady Sursock) si era battuta per la salvaguardia delle dimore tradizionali di Beirut. E fu lei a concedere a chi scrive l'onore di studiare le allora inedite carte dell'archivio di famiglia, conservato in un'ala dimenticata del palazzo.
    "L'archivio è stato travolto dai vetri delle finestre ma è sempre lì", mi rassicura Roderick. Il resto della casa è un cimitero della memoria. L'ampio terrazzo che dal sul giardino, speso adibito a spazio per i matrimoni, è ricoperto di macerie: il balcone in marmo del primo piano è crollato vicino al tavolo rotondo dove negli anni '90 fu girato una scena di un film di spionaggio.
    Il palazzo era già stato ferito in passato: da colpi di mortaio durante la guerra civile. Ma i danni si erano limitati alle scale d'ingresso. E sui gradini da decenni Lady Sursock aveva fatto lasciare, come monito, una colonna in marmo staccatosi dalla sua base. Quel monito non è servito.

      RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

      Video ANSA




      Modifica consenso Cookie