Zaki: prolungata di 45 giorni la custodia cautelare

Lo studente egiziano dell'Università di Bologna è da oltre cinque mesi in carcere per propaganda sovversiva. Farnesina: 'preoccupati per decisione egiziana'

E' stata rinnovata di altri 45 giorni la custodia cautelare di Patrick George Zaki, lo studente egiziano dell'Università di Bologna da oltre cinque mesi in carcere in Egitto per propaganda sovversiva. Lo ha riferito all'ANSA al Cairo una sua legale, Hoda Nasrallah.

La decisione è stata presa da una "corte d'assise", si è limitata ad aggiungere la legale in un messaggio. Un altro degli avvocati dello studente, Walid Hassan, nonostante le aspettative circa una sua liberazione ha detto all'ANSA che il prolungamento era prevedibile visto che l'udienza di ieri era stata "eccezionale" ed era avvenuta senza il coinvolgimento dell'intero collegio di difesa.

Il prolungamento è di 45 giorni, come noto, dato che sono passati i cinque mesi durante i quali i dieci possibili rinnovi della custodia cautelare in Egitto sono di 15 giorni e vengono ordinati dalla sola Procura. Per questi prolungamenti di un mese e mezzo serve invece l'autorizzazione di un giudice.
Fra le accuse a carico di Zaki, basate peraltro solo su un controverso account Facebook, vi sono "diffusione di notizie false", "incitamento alla protesta" e "istigazione alla violenza e ai crimini terroristici".

La Farnesina mantiene la massima attenzione sul caso di Patrick Zaki ed esprime forte preoccupazione per la decisione delle Autorità egiziane di prolungare la sua detenzione in carcere. Lo si apprende da fonti della Farnesina. Il Ministero degli Esteri continua a monitorare costantemente l'evolversi della situazione sia a livello bilaterale sia in coordinamento con i partner internazionali, innanzitutto europei. In questi mesi, aggiungono le fonti, l'Ambasciatore d'Italia in Egitto, in costante raccordo con la Farnesina, ha effettuato, anche di recente, numerosissime azioni di sensibilizzazione presso le competenti istanze egiziane, sollecitando il rilascio di Patrick Zaki per motivi umanitari e di salute. La nostra Ambasciata al Cairo, fanno sapere ancora le fonti, si è inoltre mantenuta in costante contatto con l'Ong che segue il caso, nonché con i legali di Patrick, e, per loro tramite, con la sua famiglia. Parallelamente l'Italia ha svolto numerosi passi in sede Ue per chiedere maggiore attenzione sulla vicenda e, su impulso italiano, il caso è stato inserito all'interno del meccanismo di monitoraggio processuale coordinato dalla Delegazione dell'Ue al Cairo. Fino a quando le misure di prevenzione anti covid lo hanno consentito, un rappresentante diplomatico italiano ha partecipato a varie udienze.

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