Mondo

Francia, Germania e Gran Bretagna 'lasciate la Cina'

L'Oms: 'Non è ancora pandemia'

La diffusione del coronavirus secondo l'Oms non è ancora una pandemia, ma in Cina il contagio continua ad allargarsi, con oltre 24mila casi e 492 morti. In questa situazione diversi paesi immaginano misure di contenimento ancora più drastiche: in particolare Francia, Gran Bretagna e Germania hanno chiesto ai connazionali di valutare la possibilità di lasciare il paese.
    Dalla Cina, che resta il fronte principale della lotta all'epidemia, arriva un'altalena di notizie che da un lato confermano l'allarme, dall'altro fanno intravedere anche un barlume di speranza.

Si registra anche la prima vittima a Hong Kong, un paziente di 39 anni (la maggior parte delle vittime aveva oltre 60 anni), che rientrava da Wuhan: è il secondo decesso fuori dalla Cina continentale, dopo quello registrato nelle Filippine.
    Allo stesso tempo aumentano anche le persone che sono guarite: finora sono 635 i pazienti dimessi dagli ospedali cinesi, 160 nelle ultime 24 ore. Una conferma, fino a questo momento, che il tasso di mortalità è molto più basso della Sars, che nel 2003 provocò circa 800 vittime. Inoltre l'Organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato che "attualmente non siamo ancora in una situazione di pandemia", ma di "focolai multipli".
    Le autorità cinesi al contrario restano in piena emergenza.
    Le restrizioni alla libertà di movimento, che già hanno posto 50 milioni di persone in una quarantena di fatto in gran parte dell'Hubei, sono state adottate anche in tre grandi centri nella provincia orientale dello Zhejiang, a centinaia di chilometri dall'epicentro dell'epidemia. Nello Heilongjiang, nel nordest, l'alta corte ha addirittura previsto fino al massimo della pena di morte per chi provochi intenzionalmente il contagio e 15 anni di carcere per chi diffonda fake news. Anche la Croce Rossa locale è finita nel mirino: tre dirigenti sono stati indagati dall'anticorruzione, con l'accusa di cattiva gestione delle numerose donazioni ricevute. L'agitazione a Pechino è palpabile, anche perché il progressivo isolamento del paese ha pesanti ricadute sulla sua economia. Il ministero degli Esteri si è scagliato soprattutto contro gli Usa. Prima accusandoli di diffondere il "panico" per aver imposto il bando ai viaggiatori cinesi. Ora riferendo di non aver ricevuto gli aiuti promessi. Una critica, pur con toni più morbidi, è stata rivolta anche all'Italia, a cui è stato suggerito di "non eccedere" nelle misure di contenimento.
    All'estero, nonostante gli appelli della Cina alla calma, il livello di attenzione resta altissimo perché il coronavirus è già in 25 paesi. Francia, Germania e Gran Bretagna hanno suggerito ai connazionali di valutare se lasciare il paese, perché nelle prossime settimane i collegamenti aerei potrebbero ridursi ulteriormente. In Italia scatteranno controlli per la febbre negli aeroporti per i voli internazionali. Nel frattempo in Giappone 3.700 turisti sono in quarantena su una nave da crociera nella baia di Yokohama. 
   

        RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

        Video ANSA




        Modifica consenso Cookie