Padre Jacques, il prete messo in ginocchio e sgozzato

Votato al servizio, nell'ultimo scritto un invito alla fratellanza

Un uomo anziano ma ancora pervaso dalla voglia di essere utile alla comunità, e di diffondere la fede e il messaggio di fratellanza della chiesa, che si è trovato di fronte due assassini spietati. Questo era padre Jacques Hamel, il sacerdote sgozzato questa mattina da due estremisti islamici mentre stava per celebrare la messa del mattino nella chiesetta di Saint-Etienne du Rouvray, nella periferia sud della città.

I due lo hanno attaccato con violenza, racconta alla stampa una delle suore presenti durante l'attacco, ancora sotto shock. L'hanno costretto ad inginocchiarsi, poi hanno pronunciato "un sermone in arabo intorno all'altare" prima di tagliargli la gola con un coltello affilato. "Era un prete di 86 anni, e da dieci era qui a Saint Etienne.

Non era il responsabile della parrocchia ma un prete ausiliario, assegnato qui per rendere servizio - racconta il vicario a un gruppo di cronisti riuniti davanti al municipio della cittadina - E il ricordo immediato che ne ho è proprio quello di qualcuno sempre, sempre, sempre disponibile a rendere servizio. Nonostante l'età era molto attivo nel celebrare matrimoni, battesimi, nel dire messa. Proprio per un servizio alla piccola comunità che si riunisce il martedì mattina era in chiesa".

Il profilo è quello di un uomo dinamico, "convinto della sua fede e desideroso di condividerla", ricorda ancora Maheut, "si sentiva molto a suo agio in questo suo ruolo di servire ma senza più avere la responsabilità di una parrocchia. D'altra parte, un prete non è mai veramente in pensione, finché ha ancora l'energia per celebrare almeno una messa continua a farlo". Era molto amato dalla comunità, prosegue, non solo dai fedeli cattolici, "già per strada ho sentito concittadini musulmani dire 'ma come si può prendersela con un uomo così gentile?'. Sarà un colpo molto duro per la comunità, che qui è piccola ma reale, legata".

"Siamo tutti molto colpiti, soprattutto noi preti - conclude il vicario generale - E' uno dei nostri, come se fossimo tutti toccati nella nostra carne, come se avessero ucciso un mio fratello maggiore. Lui aveva scelto di venire in questa comunità, con persone di origini molto diverse e con un'elevata presenza musulmana, come i monaci di Tiberine avevano deciso di restare in Algeria. Ma il messaggio di fratellanza non è stato capito. Ora speriamo ci sia una reazione positiva, un sussulto". Parole in cui riecheggia il messaggio dell'ultimo scritto di padre Hamel, un testo pubblicato nel bollettino parrocchiale prima delle vacanze. "Possiamo ascoltare in questo tempo l'invito di Dio a prendere cura di questo mondo, per renderlo, là dove viviamo, più caloroso, più umano, più fraterno", scriveva il religioso, invitando a pregare per la pace "attenti a ciò che accade nel nostro mondo in questi tempi".

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