Marine attacca: "Intimidazioni contro di noi"

Gelo nel feudo di Henin-Beaumont ma la dama nera non si arrende

Lo sguardo trionfatore si è trasformato prima in cautela, poi in una maschera di rabbia. Ma la lotta continua. Così si è conclusa, nel gelo del semi-vuoto spazio comunale 'François Mitterand' del feudo di Hénin-Beaumont, la settimana più lunga per Marine Le Pen, Marion e i suoi fedeli. Una batosta da 15 punti percentuali di scarto di voti nel Nord-Pas-de-Calais-Picardie, e del 7% per la nipote nella Provenza-Alpi-Costa Azzurra. "Voglio esprimere la mia gratitudine ai più di 6 milioni di francesi" che hanno votato Fn e "hanno saputo rifiutare le intimidazioni e le manipolazioni", ha arringato i sostenitori delusi ma ugualmente in delirio per lei. Perché la lotta va avanti, ed è anche questo il consiglio dato all'alleato leghista Matteo Salvini: "Continua, continua a combattere!", ha detto affidando il messaggio all'ANSA.

    Sembra lontanissima la domenica di una settimana fa, quando tra le flutes di champagne in questa stessa palestra di una delle province più povere di Francia sembrava partita inarrestabile la 'marea nera'. Primo partito, in testa in 6 regioni, in appena 7 giorni la situazione si è ribaltata: premio di consolazione, il Fn sarà "il primo partito di opposizione" nei consigli regionali con "l'eradicazione totale del Ps" nel Nord e nel 'Paca', ha detto con orgoglio ferito Marine. La giornata elettorale era cominciata subito con un'indicazione di tendenza chiara: già a mezzogiorno l'affluenza aveva registrato un aumento di oltre il 3%. Marine, seguendo il rituale della scorsa domenica, stesso cappotto blu repubblicano e stessa borsa rosso bandiera, alle 11 si è presentata al seggio della scuola Jean-Jacques Rousseau di Hénin-Beaumont. Anche se non si è negata a telecamere e fotografi, la faccia era decisamente più tirata del primo turno. La sconfitta dopo l'ascesa folgorante era già nell'aria degli ultimi sondaggi, che la davano al 47% contro il 53% dell'ex ministro di Sarkozy Xavier Bertrand dopo il ritiro del candidato socialista Pierre de Saintignon. La Le Pen non si è lesinata né sui media né di persona nell'ultima, tesissima settimana di campagna elettorale dove nessuno ha risparmiato colpi bassi, dalle apparizioni in tv sino all'inaugurazione del mercatino di Natale a Hénin-Beaumont.

    Nonostante le 'degout', il disgusto che molti socialisti locali hanno provato per 'l'ordine di desistenza' impartito da Parigi, hanno fatto breccia le minacce del premier Manuel Valls che ha infiammato gli animi paventando un rischio di "guerra civile" in caso di vittoria del Fn. "Mi raccomando fate il vostro dovere", dicevano i simpatizzanti del Fn davanti al seggio della Rousseau. Alle 17, con l'arrivo della notizia del +7% di affluenza, le facce si sono fatte grigie. Alle 18, alla chiusura delle urne a Hénin-Beaumont, il quartier generale della Le Pen era ancora vuoto, solo giornalisti presenti. Alle 19 appena una cinquantina di 'fedeli'. La batosta ormai si fa palpabile. Alle 19.30 compare un enorme mazzo di gigli bianchi, simbolo della Francia: "Comunque vada, che vinca o che perda, per ringraziarla del suo impegno", mettono le mani avanti i sostenitori. Alle 20, coi risultati, cala un silenzio di tomba.

    Le tartine del buffet raschiano in gola, lo champagne stagna nei bicchieri. Ma quando arriva Marine è lo stesso un boato come davanti a una rock-star, sventola il tricolore. "Comunque continuiamo a crescere in modo costante, e tutto questo grazie a lei", dice Pascal del Fn, "abbiamo vinto lo stesso, noi eravamo soli contro due partiti". Accerchiata, furente per il fine campagna "vergognoso e violento", Marine ha avvertito già prima del voto: "Rovinerò la vita al governo, ogni minuto di ogni giorno". Difficile dubitare che non manterrà la promessa.

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