Charleston: in web il delirio razzista di Dylann Roof

Foto e testi shock del killer, "i negri sono stupidi e violenti"

"I negri sono stupidi e violenti...La segregazione non è una cattiva cosa è una misura difensiva".
    Dylann Storm Roof, il killer di Charleston scriveva così nel suo delirante manifesto messo online a febbraio, quattro mesi prima della strage costata la vita a nove persone. Una vera e propria ossessione razzista intitolata 'The last Rhodesian', in 'onore' della defunta Rhodesia, stato africano che fu baluardo dell'apartheid e della segregazione razziale. Iconica l'immagine iniziale del manifesto, un fotogramma preso dalle sequenze finali del film 'Skinheads' con Russell Crowe. Simboliche e inquietanti le altre fotografie e i selfie che ritraggono il 21enne Roof a torso nudo con una pistola in mano e con la bandiera confederata, o mentre sputa sul vessillo americano degli odiati 'unionisti' e ancora mentre gli dà fuoco.
    Il testo svela un visione razzista del mondo e i incubi gelano il sangue: "non ho altra scelta che andare nel ghetto e combattere", scrive anticipando di fatto di avere scelto Charleston per il suo attacco. "E' la città più storica nel mio Stato, e nello stesso tempo con la percentuale più alta di neri rispetto ai bianchi nel Paese. Qui non ci sono skinhead, nessun vero Kkk (Ku Klux Klan), nessuno fa niente se non parlare sul web. Qualcuno deve avere il coraggio di fare qualcosa di reale, e credo che toccherà a me".
    Il sito web, registrato sotto il nome di Dylann Roof lo scorso febbraio, suggerisce che la carneficina di giovedì era in effetti stata pianificata. Il giovane poi spiega che a 'risvegliarlo' nei suoi sentimenti è stato l'omicidio del giovane afroamericano disarmato Trayvon Martin ucciso in Florida nel 2012 da una guardia di quartiere. Ma, oltre che con i neri Roof, se la prende con gli ispanici - che bolla come "nemici" e come un "enorme problema per gli americani" - mentre definisce gli ebrei, "un enigma", pur 'accettandoli' in quanto "bianchi". Il proclama si chiude con delle strampalate scuse: "mentre scrivo vado di fretta e devo lasciare fuori alcuni miei pensieri migliori. Ma sono convinto che grandi menti bianche siano già lì fuori". Infine la chiusa, surreale: "perdonatemi eventuali errori di battitura, non ho avuto il tempo di rileggere".

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