Da Cuba parte il rush finale di Barack Obama

Un altro muro inizia a crollare e un altro pezzo di storia comincia a sgretolarsi. Da qui, dalla svolta su Cuba, parte il rush finale di Obama verso i libri di storia e verso la fine di otto anni alla Casa Bianca. Otto anni controversi e sui quali il giudizio rimane in gran parte ancora sospeso. Alla fine proprio quella politica estera che ha alimentato tanti dubbi sulle capacità di Obama potrebbe spostare in positivo la lancetta del bilancio di questo presidente. Ammesso che i rapporti con Cuba possano essere assimilati alla politica internazionale e non, come probabilmente vengono percepiti a Washington da Kennedy ad oggi, al settore degli interessi strettamente nazionali e alla politica di sicurezza.

Il ritiro, anche se con non pochi ripensamenti, dall'Iraq e dall'Afghanistan, la cattura e l'uccisione del principe del terrore Osama bin Laden e adesso il disgelo con Cuba. Il "guerriero riluttante" in realtà può vantare risultati importanti in politica estera da affiancare a una ripresa economica senza precedenti dopo la più dura crisi dal 1929 ad oggi. Ma il centro dell'analisi delle decisioni di Obama su Cuba non può che partire dai tempi e dai modi del suo rilancio in un momento politico di grande difficoltà. L'annuncio di oggi era assolutamente inatteso e le cronache delle ultime settimane parlano di un presidente in ambasce, di un "lame duck" alle prese con un congresso in mano, dal primo gennaio, ai repubblicani. Questa è la fase storicamente più complicata per tutti i presidenti.

Una lenta discesa verso i saluti finali mentre l'interesse di giornali e dei cittadini si orienta verso la campagna elettorale per il nuovo inquilino della Casa Bianca. Con la svolta cubana, Obama mantiene quanto aveva promesso: non intende rimanere a guardare in questi due ultimi anni che gli rimangono da passare al numero civico 1600 di Pennsylvania Avenue. Il braccio di ferro con i repubblicani sarà sempre più duro e Obama non si sente né azzoppato né dimezzato. Come fanno i cavalli di razza ha lanciato il suo rush finale verso l'appuntamento con la storia. E lo ha fatto come sempre hanno fatto i grandi presidenti: scrivendo un pezzetto di quella storia.

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