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A Gaza capi Hamas nel mirino, Israele chiama riservisti

Razzi su città del sud e raid su Striscia, conflitto si aggrava

Il conflitto a Gaza non ha conosciuto soste. Anzi, dopo il fallimento della mediazione egiziana, sembra destinato ad aggravarsi e Israele ha annunciato il richiamo di 10 mila riservisti, mentre ad essere nel mirino degli attacchi dell'aviazione israeliana sono ora i capi stessi di Hamas. I razzi dalla Striscia hanno martellato il sud dello Stato ebraico (causando un ferito grave), e in risposta i raid incessanti dell'aviazione di Israele sull'enclave palestinese hanno fatto altre decine di morti (oltre 20). A cominciare appunto dai capi di Hamas, da alcuni giorni obiettivo militare dichiarato degli attacchi di Israele.

Tre comandanti del braccio armato della fazione - Mohammad Abu Chamala, Raed al Atar e Mohammed Barhoum - sono stati infatti uccisi a Rafah, nel sud della Striscia. Ad annunciarlo sono state le Brigate Ezzedin al-Qassam e il fatto e' stato confermato anche da fonte israeliana. Abu Chamala era il responsabile dei tunnel di contrabbando scavati a centinaia sotto al confine con l'Egitto ed era una delle personalita' piu' influenti nel Sud della Striscia. Al Atar - comandante della Brigata di Rafah del braccio armato di Hamas - era considerato la mente del rapimento del soldato israeliano Ghilad Shalit ed era gia' sopravvissuto ad un attentato israeliano.

In questa nuova strategia, Israele ha anche attentato alla vita del comandante supremo di Hamas, Mohammed Deif: Hamas ha riferito che quell'attentato e' fallito, ma ancora non ha fornito prove dirette che Deif sia ancora in vita. A testimonianza dell'aggravarsi della crisi c'e' appunto il fatto del preannunciato richiamo dei riservisti giustificato da Israele con la tensione in aumento al confine con Gaza da dove continuano a partire i razzi e che hanno provocato un ferito grave. Dalla Striscia, Hamas ha condannato l'uccisione di tre bambini - tutti al di sotto di 10 anni di eta' - morti in un raid israeliano a Gaza City. Il capo in esilio della fazione islamica Khaled Meshaal ha definito - in una dichiarazione all'agenzia turca Anadolu - la morte dei bimbi "un vero Olocausto".

Mentre Mahmud a-Zahar, uno dei dirigenti politici dell'organizzazione, ha respinto le osservazioni del premier israeliano Benyamin Netanyahu secondo cui ''Hamas e i jihadisti dell'Isis sono due rami dello stesso albero''. In assenza per ora di una valida alternativa diplomatica, le parti hanno ribadito le proprie posizioni. Il generale Yoav Mordechai, coordinatore delle attivita' nei Territori, ha detto, citato da Haaretz, che Israele non osservera' alcun cessate il fuoco finche' continuera' il lancio di razzi dalla Striscia. Sempre Meshaal dal Qatar ha ribattuto che Hamas nei negoziati indiretti con lo stato ebraico ha ''rifiutato la proposta egiziana'' ma non per questo il ruolo dell'Egitto". Da Doha pero' sembra possa passare una delle tenui strade diplomatiche: il leader palestinese Abu Mazen proprio oggi ha incontrato insieme a Meshaal l'emiro del Qatar nel tentativo - secondo alcuni commentatori - di sbloccare lo stallo dei negoziati. Fonti palestinesi, riportate da Haaretz, hanno fatto sapere che il capo di Hamas potrebbe anche recarsi in questi giorni al Cairo, dove sabato arrivera' lo stesso Abu Mazen.

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