di Michela Suglia
ANSA MagazineaMag #49
Viaggio tra libri e cimeli del fondo Fallaci

Li accarezzava come figli

Donati prima di morire, nella biblioteca della Pontificia Università Lateranense rivivono volumi, foto e ricordi della cronista e scrittrice che raccontò il dolore delle guerre e le vite di chi ha fatto la storia. Spesso con appunti scritti a mano. ''Aveva paura finissero da un rigattiere, li trattava come figli'', racconta il bibliotecario dell'ateneo.

A uno dei libri più antichi, le premure che si riservano ai bambini: avvolto in una stoffa azzurro-verde chiusa da uno spillo e le pagine che a tratti sembrano la pelle dei vecchi, sopravvive la storia delle rivoluzioni d'Italia di Carlo Denina del 1816. E' uno dei 627 volumi che Oriana Fallaci aveva nella sua biblioteca e che donò alla Pontificia Università Lateranense alcuni mesi prima di morire. Un fondo fatto di libri, foto, ricordi e vita, perché per la giornalista morta nel 2006, quei libri erano come figli. Da accudire e accarezzare.

Lo racconta il bibliotecario generale della Lateranense Paolo Scuderi che la incontrò per l'archiviazione e ne rimase colpito. ''Quasi per ognuno aveva un aneddoto e su alcuni ha lasciato appunti o post it - ricorda - E' la traccia di sé che voleva lasciarci''. Compresi lo zaino con cui andò a raccontare il Vietnam del napalm, la tessera del partito d'azione o il documento della presidenza del Consiglio che le riconosceva la qualifica di staffetta partigiana da ragazzina.

A pochi giorni dalla fiction 'L'Oriana' (in onda su Rai uno dal 16 febbraio) dedicata alla cronista che raccontò il dolore delle guerre e le vite di chi ha fatto la storia, il ricordo della Fallaci torna nella biblioteca dell'università che affaccia su piazza san Giovanni in Laterano guidata dal vescovo Enrico dal Covolo e allora da monsignor Rino Fisichella che fu profondo amico di Oriana.
Anche per questo la scrittrice scelse quell'ateneo che oggi conta 4000 studenti di teologia, filosofia, diritto e conserva all'incirca 300 mila volumi, il più antico del 1000.

I libri della giornalista fiorentina sono in un deposito custodito e climatizzato ma a disposizione di studenti e ricercatori. Sono testi sacri come una Bibbia in francese classe 1885 o profani come un Don Chisciotte dello stesso secolo, con disegni in bianco e nero. Molti i volumi di storia: da quelli sulla rivoluzione francese alle crociate, passando per il Risorgimento e il brigantaggio e incrociando politica, letteratura, tanta poesia. Nel fondo Fallaci rivivono le rime di messer Petrarca, le commedie di Shakespeare, Moliere e Goldoni, le Mille e una notte accanto all'Iliade, le esplorazioni di Giulio Verne e le strategie del concittadino Machiavelli, fino a un testo su Carlo Marx presentato da Trotzki. Non mancano i moderni, soprattutto romanzieri stranieri (Kerouac, Poe, Steinbeck, Dos Passos, Melville) e le poesie di Garcia Lorca. Altre, sicuramente più vicine all'autrice di 'Un uomo', sono quelle scritte da Alekos Panagulis nel libro 'Vi scrivo da un carcere in Grecia' con la prefazione di Pier Paolo Pasolini: il rivoluzionario greco che con la Fallaci condivise un pezzo di vita, le dedicò una poesia. Titolo: 'Viaggio', non a caso.

Oriana Fallaci raccontata da Oriana


E a sorpresa anche un libro in arabo

Ad accompagnarla sempre in giro per il mondo, la sua curiosità rabbiosa e tenace che affiora nei tanti libri-reportage che ha scritto. Tra quelli donati alla Lateranense parecchie traduzioni in altre lingue come la versione cinese di 'Un uomo' o 'Niente e così sia' in giapponese fino a una copia in arabo. Qui la più sorpresa è proprio Oriana che sul libro lasciò un post it scrivendo: ''Attenzione! Questa è l'unica copia (a tutt'oggi) che abbia mai posseduto d'un mio libro in arabo. Credo che sia 'Intervista con la storia'''.

Chissà se oggi ne riderebbe... Note scritte a mano anche su un libro di Henry Kissinger, storico segretario di Stato americano negli anni di Nixon e Ford con cui la Fallaci ebbe un'accesa polemica dopo un'intervista concessa e in parte smentita. Così dalla copia di 'Years of upheaval' sbuca un biglietto azzurro: è sulla pagina in cui il politico scrive di lei. Ma ''mentendo'', sembra tuonare a penna. Altri frammenti di vita che restano nell'università cattolica sono foto e documenti in cui la bella scrittura della Fallaci aiuta la comprensione dei bigliettini lasciati come didascalia perpetua.

E' così per la foto di un'Oriana forse mai vista a ''pochi mesi'' - cataloga lei - in braccio alla mamma Tosca, di cui poi scrive: ''Viveva con le più celebri stiliste di Firenze che la riempivano di bei vestiti e cappelli''. Di un'altra pasta il padre Edoardo, da cui 'eredita' l'esperienza della Resistenza facendo la vedetta partigiana a 14 anni. Una 'qualifica' che le venne riconosciuta più tardi, come dimostra un documento della presidenza del Consiglio. O la tessera del partito d'Azione del 1947, fino a un biglietto di ringraziamenti firmato anni dopo da Ferruccio Parri che la ricorda per il suo ''schietto coraggio''.


Fallaci: bibliotecario, per lei libri come figli


Dalla tessera della partigiana allo zaino da inviata

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