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La mancata firma della Regione Lazio, la polemica

Il Lago ex Snia Bullicante rischia di morire, a causa delle dimissioni di Nicola Zingaretti. Prima di continuare la sua carriera politica alla Camera dei Deputati, l’ex presidente della Regione Lazio non ha firmato l’estensione del Monumento Naturale per il bacino nato sui resti industriali  – “il mostro” – della fabbrica di viscosa dismessa.

Ora, questo prezioso scrigno di biodiversità a pochi passi dal traffico di Roma, è esposto “alle mire speculative che lo hanno già interessato in passato”, spiega Sabrina Baldacci del Forum territoriale permanente del Parco delle Energie, l’assemblea di realtà territoriali ed abitanti che dal 2010 si prende cura di tutta l’area dell’ex Snia. Questo specchio d’acqua di circa 1 ettaro ha origine infatti nel 1992, da “un atto abusivo”. Gli addetti di Antonio Pulcini, l’imprenditore a capo della società edilizia Ponente 1978 srl, hanno intercettato una falda acquifera, scavando per costruire il parcheggio sotterraneo di un centro commerciale. Nonostante i tentativi di incanalarla, l’acqua è incominciata a sgorgare e ha riempito lo scavo, che è diventato un vero e proprio lago. Da allora le promesse e i progetti per restituirlo ai cittadini sono stati tanti, ma anche quelli, da parte del privato, di trasformarlo, innalzando grattaceli o rendendolo un set cinematografico. Nel 2004 una parte dell’area è stata espropriata per essere destinata a parco pubblico, ma è stata restituita alla ai romani solo dieci anni più tardi, con “la così detta breccia di Portonaccio”, l’ingresso che dall’omonima via conduce al Lago. Dopo vari incontri con il Comune e la Regione, un decreto firmato proprio da Zingaretti nel giugno 2020 ha reso lo specchio d’acqua un Monumento naturale. Dalle tutele è rimasto escluso circa il 40% del sito, ma al termine di un anno di monitoraggio, ne era prevista l’estensione.

Secondo la proprietà però il governatore del Lazio "giuridicamente" non avrebbe potuto firmare "l'atto per l'estensione del Monumento naturale perché mancava il parere della commissioni ambiente".

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