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Green deal europeo, un punto di svolta per gli investimenti

«Il Green deal europeo è la nostra nuova strategia di crescita, una crescita che restituisce più di quanto prende». Con queste parole, circa un anno fa, la neo-presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen, ha dato avvio al piano di investimenti più ambizioso che l’Unione Europea abbia mai conosciuto e che la trasformerà, entro il 2050, nel primo continente a impatto climatico zero al mondo.

 

Il piano elenca esplicitamente otto obiettivi d’intervento: ridurre le emissioni di gas serra dell’UE di almeno il 55% entro il 2030 per arrivare alla neutralità climatica entro il 2050; fornire energia pulita che implica decarbonizzare l’uso dell’energia e fare ampio affidamento sulle energie rinnovabili; realizzare un'economia più pulita e circolare che veda nel riciclo una fonte primaria di approvigionamento di materiali industriali; costruire e ristrutturare edifici in modo efficiente dal punto di vista energetico; accelerare il passaggio verso una mobilità sostenibile e intelligente; promuovere una produzione alimentare più sostenibilepreservare e ripristinare gli ecosistemi e la biodiversità; creare un ambiente privo di sostanze tossiche per aria, acqua e suolo.

 

La transizione dell'UE verso un'economia climaticamente neutra, efficiente sotto il profilo delle risorse e competitiva, costituirà dunque un’opportunità unica per modernizzare l'economia del nostro paese ma comporterà anche enormi esigenze in termini di investimento.

 

In particolare, l’UE intende mobilitare circa 1 trilione di euro attingendo sia al proprio bilancio che da strumenti associati. Il piano includerà anche il cosiddetto Just Transition Mechanism orientato ad agevolare gli investimenti nelle regioni più colpite dal cambiamento strutturale. Il Consiglio dell’UE ha inoltre approvato un recovery fund (cosiddetto Next Generation EU) da 750 miliardi di euro, destinato a sostenere i paesi membri più colpiti dalla crisi pendemica e a finanziare piani di ripresa che possiedano, in primis, obiettivi climatici in linea con il Green Deal (per il 37% delle risorse) e favoriscano la trasformazione digitale (per il 20%)[1].

 

Nel frattempo, anche la Banca Centrale Europea potrebbe avere un ruolo attivo all’interno del Green Deal aggiungendo obiettivi “green” alla propria agenda sia in termini di politica monetaria che di regolamentazione. Sul versante della vigilanza bancaria ad esempio, la BCE potrebbe chiedere alle banche di inserire il rischio climatico tra i parametri di valutazione dei propri asset (il che favorirebbe gli attivi green). Addirittura si pensa al lancio di operazioni TLTRO green basate su prestiti bancari conformi alla Tassonomia UE, con un chiaro incentivo per le banche a sostenere i progetti verdi.  

 

Spostandoci sul piano dei consumi, il settore che sicuramente subirà l’impatto maggiore da questa trasformazione è quello dell’energia e con esso quello dei trasporti. Nel 2018 solo il 15,4% dell'approvvigionamento energetico totale dei paesi UE utilizzava fonti rinnovabili. Per raggiungere i noti obiettivi climatici, si calcola che la quota di energie rinnovabili dovrà salire ad almeno il 35% entro il 2030 e al 66% entro il 2050, il tutto accompagnato da un utilizzo più efficiente dell’energia e da un più ampio ricorso all’elettrificazione[2].

 

E’ chiaro che un’operazione di questa portata avrà impatti significativi anche sulla finanza. Ne è un esempio, la rapida crescita conseguita dal mercato dei green bond, come risultato della crescente attenzione al cambiamento climatico e alla finanza sostenibile, che già nel 2020, ha toccato i 350 miliardi di euro[3].

 

Se a questi sommiamo: i 260 miliardi di euro del sopra citato Next Generation EU che saranno emessi sotto forma di obbligazioni “verdi”, l’aumento previsto delle emissioni corporate che accrescerà la diversificazione settoriale dell’asset class,  il lancio di nuove tipologie di emissioni come i transition bond, legati al processo di transizione delle aziende verso profili ESG e la definizione di standard più chiari per l’emissione di questi strumenti, non possiamo che constatare il deciso potenziale di crescita di questo mercato.

 

Ed è proprio questa l’opportunità che Generali Investment intende cogliere attraverso una delle strategie che compongono l’offerta della piattaforma multi-boutique: Generali Investments SICAV (GIS) Euro Green & Sustainable Bond, il comparto gestito da Generali Investments Partners[4], che investe in un portafoglio diversificato di titoli obbligazionari “green” di qualità medio-alta, legati al finanziamento di progetti con un impatto concreto e tangibile sull’ambiente e, come evidenziato poco sopra, dalle interessanti prospettive di crescita. I green bond ad esempio, per la società di gestione, costituiranno uno strumento fondamentale per lo sviluppo del trasporto elettrico (e non solo), finanziando la realizzazione di nuovi stabilimenti di produzione, di infrastrutture di ricarica nonchè di impianti dedicati al riciclo dei pacchi batteria.

 

Ma non saranno solo i green bond a trarre beneficio da questa trasformazione, da inizio anno i principali indici azionari green realizzano performance superiori rispetto a quelle ottenute dagli indici tradizionali[5] ed è verosimile che il trend continui non solo in Europa, ad opera del Green Deal, ma in tutto il mondo. Piani simili infatti, sono presenti anche in Giappone, in Cina e negli USA dove l’elezione di Joe Biden prelude ad un ritorno degli Stati Uniti nel patto di Parigi e al lancio di un piano ambizioso a favore delle energie rinnovabili e della produzione di energia elettrica “pulita”.

 

Settori come quello dell’energia pulita e rinnovabile, della mobilità sostenibile, della costruzione di edifici eco-sostenibili, dell’economia circolare brillano in questo contesto e le loro prospettive di crescita future sono concrete. Il comparto azionario Sycomore Eco Solutions, gestito da Sycomore AM - una società della piattaforma multi-boutique di Generali Investments – intende cavalcare proprio questo trend, alla ricerca di opportunità tra le società che contribuiscono e contribuiranno maggiormente alla transizione energetica ed ecologica in Europa. Per la selezione dei titoli, il comparto si affida ad un’esclusiva metrica di valutazione dei titoli, chiamata NEC. Espressa sotto forma di percentuale, la NEC misura il contributo delle attività e i servizi posti in essere da una società ai fini della transizione energetica e ambientale, considerandoli fonte di vantaggio competitivo. Il passo successivo è identificare le aziende in grado di generare valore sostenibile nel lungo termine, ossia valore condiviso da tutti gli stakeholder: società (Social), collaboratori (People), investitori (Investors), clienti (Clients) e ambiente (Environment). Il risultato è un universo investibile di circa 400 titoli, da cui viene selezionato un portafoglio concentrato di 50-70 azioni al massimo.

 

 

[1] Fonte: https://ec.europa.eu

[2] Fonte: EU impact study, 2020; IRENA, Global Renewables Outlook 2020

[3] Fonte: Bloomberg, Generali Insurance Asset Management S.p.A. Società di gestione del risparmio, novembre 2020

[4] Il nome per esteso della società è Generali Investments Partners S.p.A. Società di gestione del risparmio

[5] Le performance passate non sono garanzia di performance future

 

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