Economia

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Cambiamento climatico: la sfida del “carbon princing”

Il “carbon pricing” viene spesso considerato una possibile soluzione per ridurre le emissioni, trattandosi di un costo diretto per i maggiori responsabili di emissioni carboniche. Tuttavia, esso è ben lungi dall’essere adottato su scala globale e gli attuali prezzi del carbonio sono troppo bassi.

 

Nella sua forma più semplice, il “carbon pricing” si può considerare come una tassa istituita dai governi sulla quantità di carbonio emesso. Ma non è l’unico modo per monitorare le emissioni carboniche. Un altro metodo consiste nei sistemi di ‘cap and trade’, nei quali le quote di emissioni possono essere scambiate con altri responsabili in base a delle soglie fissate dalle autorità governative. Tra questi il più noto sistema per lo scambio è l’ETS dell’Unione Europea.

 

La maggior parte dei Paesi, tuttavia, non dispone né di una tassa sul carbonio né di un sistema di scambio, oppure ne fa un utilizzo così limitato da impedire che questi agiscano come deterrenti sulle emissioni. Alla fine del 2020, il Gruppo della Banca mondiale ha dichiarato che erano attive, o almeno in programma, solo 61 iniziative di “carbon pricing”, costituite da 31 ETS e 30 tasse sul carbonio. Tali iniziative coprono 12 gigatoni di biossido di carbonio equivalente a circa il 22% delle emissioni globali di gas serra, rispetto al 20% del 2019.

 

“A livello globale, attualmente, viene tassato solo il 22% del carbonio, un livello davvero insufficiente”, afferma Lucian Peppelenbos, strategist sui cambiamenti climatici di Robeco.

 

“Ad oggi, si registrano alcuni segnali per i quali la questione sta iniziando finalmente ad essere presa più sul serio. Stiamo già assistendo al passaggio dalla produzione di energia carbonica alla produzione di energia a gas, e la cosa sta stimolando l'innovazione di tecnologie a basse emissioni di carbonio nei vari settori”.

 

L’Unione Europea si è impegnata a diventare neutrale dal punto di vista del carbonio entro il 2050 nell'ambito del cosiddetto “Green Deal europeo”. Il suo primo obiettivo è quello di ottenere una riduzione del 55% delle emissioni di gas serra, rispetto ai livelli degli anni '90, entro il 2030.

 

Le tasse e i prezzi imposti non potrebbe danneggiare l’economia, nonostante siano positivi per il clima? Per l’esperto di Robeco, se prendessimo ad esempio quello che è accaduto nel settore automobilistico, questo assioma dovrebbe cadere. “L'importo medio delle tasse sulla benzina in Europa equivale a un prezzo del carbonio di circa 300 dollari per tonnellata”, afferma Peppelenbos. “Questa tassazione non ha impedito all'industria automobilistica europea di essere competitiva, e non ha impedito ai consumatori di acquistare o guidare automobili. Ha invece aiutato a produrre auto molto più efficienti in Europa rispetto alla media mondiale”. “Ciò dimostra che è possibile introdurre prezzi più elevati senza danneggiare l'industria automobilistica o il potere d'acquisto dei consumatori. È sufficiente farlo in modo intelligente: niente di tutto ciò deve essere percepito come una minaccia”.

 

C’è bisogno di un cambiamento reale, di leadership e di muoverci tutti nella stessa direzione, siano questi investitori, consumatori o aziende. “Anche se in qualità di investitori siamo orientati al futuro, e ricopriamo un ruolo di leadership segnalando al mercato in quale direzione deve andare, l’economia reale fissa dei limiti sullo sviluppo di queste opportunità di investimento. Non possiamo lavorare su un portafoglio a emissioni nette zero senza che l’economia reale si sposti nella stessa direzione” precisa Peppelenbos. “In questo momento, ognuno di noi deve assumersi le sue responsabilità. Ciò di cui il mondo ha bisogno in questo momento è una leadership diffusa” conclude l’esperto di Robeco.

 

E in questo Robeco vuole essere protagonista, visto che recentemente ha annunciato l’intenzione di azzerare le emissioni nette di gas serra (GHG) nella totalità delle sue masse in gestione entro il 2050. L’intento è quello di stabilire degli obiettivi di decarbonizzazione per tutte le strategie, in linea con gli sforzi globali per limitare il riscaldamento globale a +1,5 °C, come previsto dall’Accordo di Parigi sul clima del 2015.

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