Economia

Istat ancora 735mila occupati in meno rispetto al pre-Covid

Lavoro da remoto passato dal 5% del 2019 al 14% nel 2020

La pandemia "ha colpito duramente il mercato del lavoro. L'occupazione è diminuita drasticamente nel 2020" con "contraccolpi che si sono estesi fino a gennaio 2021; da febbraio l'occupazione è tornata a crescere, seppure in modo graduale". Così il presidente dell'Istat, Gian Carlo Blangiardo, in audizione alla commissione Lavoro della Camera sulle nuove disuguaglianze prodotte dalla pandemia nel mondo de lavoro. Tra febbraio e maggio 2021, gli occupati hanno raggiunto 22 milioni 427mila "un livello - ha detto - comunque inferiore di 735mila unità (-3,2%) rispetto a quello prepandemia (febbraio 2020) e prossimo ai livelli registrati a metà 2015".
    Uno dei cambiamenti indotto dall'emergenza Covid è stato la diffusione del lavoro da remoto, "si è trattato di un mutamento improvviso, che nel giro di poche settimane ha portato l'Italia in linea con la media europea, partendo da una posizione molto arretrata", ha inoltre sottolineato Blangiardo. Secondo la Rilevazione sulle forze di lavoro, ha indicato, a fine 2019 lavorava da remoto circa il 5% degli occupati, con una forte prevalenza degli indipendenti; nel secondo trimestre del 2020 l'incidenza ha superato il 19%, raggiungendo il 23,6% per le donne, con un deciso aumento della quota dei dipendenti. In seguito, l'incidenza del lavoro a distanza si è ridotta, in linea con l'evoluzione delle misure di contrasto all'emergenza, collocandosi al 14% in media d'anno. 
   

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