Economia

Borsa: Europa debole, futures Usa in rosso, Milano -0,3%

Mercoledì verdetto della Fed sui tassi, effetto conti su Ryanair

Si confermano deboli le principali borse europee, compresa Milano (Ftse Mib -0,3%), che dopo una breve incursione in territorio positivo si conferma la migliore.
    Madrid cede lo 0,77%, Parigi lo 0,61%, Francoforte lo 0,54% e Londra lo 0,49%. Girano in calo i futures Usa a due giorni dalla decisione della Fed sui tassi e sulla politica monetaria.
    In linea con le stime la fiducia dei manager del settore manifatturiero in Giappone, peggiore invece la fiducia economica in Germania. In arrivo dagli Usa l'indice manifatturiero della Fed di Dallas e l'indice Pmi dei servizi, oltre alla trimestrale di Tesla. In calo il greggio (Wti -1,35% a 71,1 dollari), bene invece i metalli, con il ferro in crescita dell'1,33% a 1.141 dollari la tonnellata e l'oro dello 0,55% a 1.807 dollari l'oncia. In calo il dollaro sull'euro, sulla sterlina e sullo yen, mentre lo spread tra Btp e Bund tedeschi si assesta poco sopra quota 105 punti, con il rendimento dei titoli decennali allo 0,613% (-0,4 punti). Dopo una seduta contrastata sui mercati di Asia e Pacifico, con le piazze cinesi in forte calo per i timori di una stretta del Governo sulle società che hanno realizzato i maggiori profitti, torna d'attualità in Europa l'allarme per la variante Delta del Covid. Pesano gli automobilistici Volkswagen (-1,58%) con la Holding Porsche (-4,54%) e Daimler (-1,4%). Più cauta invece Stellantis (-0,19%) a Parigi e a Milano. Difficoltà anche per i bancari Bbva (-1,75%), Hsbc (-1,4%) e Bnp (-1,32%), mentre in Piazza Affari gira in calo Intesa (-0,8%) e lo ampliano Unicredit (-1,44%), Bper (-1,77%) e Banco Bpm (-2,32%). Effetto conti su Ryanair (+3,51%), che ha ampliato la perdita trimestrale a 273 milioni, ma ha visto esplodere i ricavi di quasi il 200%, con 8,1 milioni di passeggeri serviti, nonostante il persistere delle restrizioni per la pandemia. 

Le Borse cinesi chiudono la seduta verso i minimi intraday e con pesanti perdite sui timori di una nuova stretta di Pechino sui settori dell'hi-tech e dell'istruzione privata, caratterizzatasi, quest'ultima, negli ultimi anni per aver registrato una delle maggiori crescite: l'indice Composite di Shanghai cede il 2,34%, scivolando a 3.467,44 punti, mentre quello di Shenzhen si attesta quota 2.411,81(-2,28%)

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