Economia

Autostrade torna pubblica, ok soci Atlantia a Cdp

La formalizzazione spetta ora al consiglio di amministrazione convocato il 10 giugno

Atlantia e i Benetton si preparano ad uscire da Autostrade per l'Italia che, dopo 22 anni dalla privatizzazione si avvia a tornare in mano pubblica. L'assemblea degli azionisti di Atlantia, la holding che la controlla, ha infatti dato il via libera alla cessione dell'intera quota dell'88,06% al consorzio guidato da Cdp, controllata dal Tesoro. La formalizzazione spetta ora al consiglio di amministrazione convocato il 10 giugno, mentre per il signing la data verrà concordata con il consorzio. Una decisione che arriva a 10 mesi e mezzo di distanza dall'accordo con il precedente governo che individuava la soluzione di una Aspi pubblica con l'uscita dei Benetton per 'sanare' la ferita del crollo del ponte Morandi. Ma l'operazione non va giù ai familiari delle 43 vittime, che - a quasi tre anni dalla tragedia - attaccano: è come uccidere ancora i nostri cari. Sul tavolo dell'assemblea degli azionisti di Atlantia (che corre in Borsa e chiude a +2,84%), svoltasi in modalità Covid, un solo punto all'ordine del giorno: la cessione dell'intera partecipazione detenuta dalla società in Aspi al consorzio costituito da Cdp Equity, Blackstone Group International Partners e Macquarie European Infrastructure Fund. Per poter essere approvata, la proposta aveva bisogno del 50% più uno dei presenti, ma il sì ha ottenuto una ben più ampia maggioranza: dei 1.201 soci presenti (70,39% del capitale sociale), 1.129 (86,86%) hanno detto sì, 60 (12,75%) hanno dato voto contrario e in 12 (0,39%) si sono astenuti. Un'azionariato quindi tornato compatto dopo la spaccatura del 31 marzo sulla proposta alternativa di scissione, quando solo Edizione, cassaforte dei Benetton (che ha il 30,25% di Atlantia tramite Sintonia), e Fondazione Crt, favorevoli a Cdp, si opposero, facendo naufragare il progetto. I soci si sono allineati alla posizione del consiglio di amministrazione che nella relazione illustrativa del 30 aprile evidenziava "alcuni miglioramenti" sul fronte del prezzo ma soprattutto constatava come questa offerta fosse di fatto l'unica strada percorribile (l'alternativa, ormai, era solo il contenzioso).
   

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