Covid: 31% donne non riesce a separare lavoro dalla famiglia

Osservatorio SWG-EY, orari elastici per conciliare vita-impiego

(ANSA) - ROMA, 06 MAR - Una donna su 3 ha difficoltà a tenere ben separato il tempo da dedicare alla famiglia da quello del lavoro e il 65% della lavoratrici con il'remote working', sta riscontrando una maggiore intromissione dell'attività lavorativa nella vita privata. Sono alcuni dei dati che emergono dall'Osservatorio EY-SWG "New Shapes of Working" che fotografa la situazione del lavoro nell'anno della pandemia. In generale, spiega l'indagine, l'impatto mostrato da questi dati su benessere ed intrusione lavora vita privata, porta le donne a prediligere un "ritorno al lavoro" in presenza piuttosto che da casa con il 34% delle donne che scelgono in tal senso rispetto al 28% di uomini.
    L'indagine però sottolinea anche come, nonostante tali dati, si rischia di perdere molto valore, poiché le donne riportano sempre un dato percentuale più alto in merito alla propria prestazione lavorando da remoto rispetto agli uomini, e mette quindi in evidenza la necessità di definire regole e best practice a supporto del lavoro da casa.
    ""L'effetto della pandemia sulla partecipazione al mercato del lavoro ha riguardato in misura maggiore le categorie di lavoratori più fragili, tra cui le donne", spiega Donato Ferri, Mediterranean Consulting and People Advisory Services Leader di EY. "Dobbiamo quindi chiederci, come assicurare una migliore integrazione tra vita privata e lavoro nel futuro prossimo". Le risposte, indica Ferri, "attraverso una maggiore flessibilità di orario (per il 65% delle donne), maggiore tecnologia (38%), e sostegno economico-organizzativo per l'accesso a servizi di babysitting, colf, assistenza anziani: fondamentale per il 33% delle donne". (ANSA).
   

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