Covid: Cgia, garanzie Stato a prestiti prima della pandemia

Ufficio studi, aumentato solo di un terzo stock complessivo

(ANSA) - MESTRE (VENEZIA), 21 NOV - "E' verosimile ritenere che le risorse messe a disposizione dal Cura Italia, dal decreto Liquidità e dal programma Garanzia Italia abbiano avvantaggiato soprattutto le banche e le imprese che comunque avevano già ottenuto un prestito prima dell'avvento del Covid". L'ipotesi è dell'Ufficio studi della Cgia di Mestre, analizzando i dati degli impieghi erogati dagli istituti di credito alle aziende tra la fine di marzo e il 30 settembre.
    A fronte di un volume di 94,7 miliardi di euro di prestiti garantiti erogati dalla Sace alle grandi aziende e dal Fondo di garanzia alle Pmi, secondo la Cgia lo stock complessivo dei prestiti bancari alle imprese è aumentato, invece, di soli 32,5 miliardi di euro. L'elaborazione mette a confronto gli ultimi dati disponibili riferiti agli impieghi bancari alle imprese (al 30 settembre), con quelli erogati dalle operazioni garantite da Sace e dal Fondo di garanzia per le Pmi.
    "Come mai - chiede il coordinatore dell'Ufficio studi, Paolo Zabeo - solo un terzo delle garanzie, che per legge dovevano coprire la quasi totalità degli impieghi erogati con questi strumenti, è finito nelle tasche degli imprenditori? Gli altri 62 miliardi, che fine hanno fatto? Sono rimasti incagliati nei meandri delle burocrazie ministeriali o per caso sono finiti nei caveau degli istituti di credito? Nulla di tutto ciò. Una parte delle nuove garanzie è andata a colmare i cali fisiologici del credito in essere, e nella sostituzione dei prestiti a breve con aumenti di quelli a medio-lungo termine. E' altresì possibile che il sistema bancario abbia usato una parte di questi miliardi anche per abbattere i propri rischi, sostituendo le garanzie legate ai prestiti che aveva erogato prima dell'avvento di queste novità legislative. Una condotta che sicuramente ha favorito le banche, che così facendo hanno azzerato i rischi di incorrere in crediti deteriorati, e in parte anche le imprese - conclude - almeno quelle che prima di marzo avevano delle linee di credito aperte con gli istituti". (ANSA).
   

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