Ultimatum ad Autostrade, senza risposte sarà revoca

Accelerazione dopo vertice da Conte, nodo manleva. Domani il cda di Aspi

Atlantia in terreno negativo in Borsa, ma senza particolari scossoni, dopo l'ultimatum del governo a dare risposte chiare all'ingresso di Cdp nel capitale di Aspi pena la revoca della concessione. Il titolo cede l'1,4% a 13,34, dopo un avvio di seduta debole (-0,1%).

Governo alla resa dei conti con Atlantia. A più di due mesi dall'accordo per chiudere la partita su Autostrade dopo il crollo del Ponte Morandi, l'esecutivo lancia l'ennesimo ultimatum alla società, chiedendo entro il 30 di settembre risposte chiare e il ritorno sulla via tracciata a metà luglio per l'ingresso di Cdp nel capitale di Aspi.

    Altrimenti, come emerge da un lungo vertice notturno a Palazzo Chigi, non resta che la revoca della concessione.
    I segnali di irritazione dell'esecutivo si erano susseguiti da giovedì, quando la holding dei Benetton aveva deliberato un percorso 'dual track' per uscire da Autostrade, con termine per le offerte il 16 dicembre e escluso qualsiasi "manleva", come chiesto invece da Cdp per essere parte dell'operazione. Il premier Giuseppe Conte si è infine confrontato a Palazzo Chigi con i ministri Roberto Gualtieri e Paola De Micheli. Con loro il segretario generale della Presidenza del Consiglio Roberto Chieppa e i capi di gabinetto dei ministeri dell'Economia Luigi Carbone e delle Infrastrutture Alberto Stancanelli. Ne sarebbe emersa la valutazione di una situazione "sempre più compromessa" e una posizione unitaria in favore dell'avvio della procedura di revoca, se non arriveranno le risposte sollecitate nei giorni scorsi anche in uno scambio di lettere con l'azienda.
    La via della revoca, certo, rimane "difficile" da percorrere, come ammettono nella stessa maggioranza: il governo ha comunque al suo arco altri due strumenti da utilizzare: da un lato il via libera al Piano economico finanziario (Pef), che è stato trasmesso nei giorni scorsi all'Autorità dei trasporti ma ancora non è stato approvato - e che potrebbe bloccare o quantomeno complicare una eventuale operazione portata avanti da Atlantia - dall'altro, se lo ritenesse necessario, anche l'esercizio della Golden Power, qualora le autostrade messe sul mercato rischiassero di finire a investitori stranieri senza presidio pubblico.
    A farsi avanti nei primi due giorni sarebbero stati in diversi, dal fondo F2i al gruppo Toto, da Blackstone e Macquarie ai cinesi di China Merchant, nonostante l'assenza di manleva che, ribadiscono da Atlantia, "non esiste nell'ambito delle grandi operazioni di mercato del mondo infrastrutturale". Nessun commento dalla holding dei Benetton alla nuova minaccia di revoca della concessione, ma fonti vicine al dossier confermano che Atlantia ritiene di stare pienamente rispettando gli accordi del 14 luglio che prevedevano una operazione "trasparente" e "di mercato".
    I margini, insomma, si assottigliano sempre di più.
    Nell'esecutivo c'è ancora chi confida nella possibilità di individuare una soluzione, ma il tempo scorre e la possibilità che la trattativa possa naufragare oramai è a un passo. Martedì 29 settembre, intanto, a un giorno dalla scadenza dell'ultimatum dell'esecutivo - ma anche del termine indicato da Cdp per mantenere aperto il tavolo - era già convocato un Cda di Aspi che dovrà analizzare la risposta da inviare al governo sulla proposta di atto transattivo sulla concessione, che però vincolerebbe l'efficacia della sospensione della revoca e l'ok al Pef al passaggio di Aspi sotto il controllo di Cdp. Vincolo per che la società rimarrebbe "giuridicamente inaccettabile".

   

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